Siria, la Turchia attacca Partita offensiva di terra

La preannunciata operazione militare turca nel nord-est della Siria è iniziata. Le truppe turche sono entrate nella Siria nord-orientale come parte di un'offensiva lanciata da Ankara contro le milizie curde. Lo ha annunciato il ministero della difesa turco. "Le nostre eroiche forze armate e l'esercito nazionale siriano", (ossia ribelli siriani appoggiati da Ankara), "hanno iniziato la fase fondamentale dell'operazione", affermato il ministero in una nota. Il portavoce di un gruppo di ribelli siriani che hanno partecipato all'offensiva ha detto all'Afp che l'offensiva di terra è iniziata questa sera verso la città di Tal Abyad, controllata dalla milizia delle unità di protezione del popolo (Ypg) nella Siria nord-orientale.   Secondo i media turchi, i membri delle forze speciali e dei veicoli corazzati turchi, sostenuti dai combattenti siriani, sono entrati in Siria in almeno tre punti del confine. 

Ankara. Il ministero della Difasa turco ha dichiarato di aver avvertito dell'offensiva turca in Siria "Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e la Nato". Lo riporta Al Jazeera. Dopo l'ambasciatore americano in Turchia, David M. Satterfield, il ministero degli Esteri di Ankara convoca il capo della missione diplomatica britannica, Richard Moore. Convocazioni che arrivano subito dopo l'inizio dell'operazione militare nel nord della Siria lanciata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Evidente la volontà di Ankara di affiancare la diplomazia all'intervento militare, informando sugli sviluppi dell'intervento. Il presidente turco ha telefonato ai leader dei principali partiti turchi, per informarli dell'operazione iniziata in Siria questo pomeriggio. Erdogan ha chiamato il leader degli ultra-nazionalisti dell'Mhp, alleati dell'Akp di Erdogan, Devlet Bahceli, il segretario del repubblicano Chp, Kemal Kilicdaroglu, principale partito di opposizione e Meral Aksener, del partito nazionalista Iyi Parti. Dei cinque partiti presenti in parlamento il presidente ha escluso i filo curdi dell'Hdp, unico partito ad essersi dissociato con forza dal piano di intervento in Siria.

Damasco.  La Siria affronterà l’aggressione della Turchia “con tutti i mezzi legittimi”. Lo riporta l’agenzia ufficiale siriana SANA citando una fonte ufficiale del Ministero degli Esteri di Damasco. Il governo siriano "è pronto ad abbracciare il suo figliol prodigo se tornerà in sé", ha aggiunto la fonte governativa in riferimento alle autorità curde che controllano il nord-est del paese, accusandole di essere responsabili di quanto sta accadendo a causa della loro dipendenza dagli Stati Uniti. La Siria afferma che le dichiarazioni aggressive del regime turco e la preparazione militare al confine sono contrarie al diritto internazionale e violano palesemente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

Mosca. L'offensiva militare turca "nell'Est dell'Eufrate" è "un'aggressione all'integrità territoriale siriana", ha dichiarato il primo vice presidente della commissione Esteri della camera alta del Parlamento russo, Vladimir Dzhabarov. "Sono informazioni allarmanti, perché i turchi stanno conducendo un'operazione nel territorio di un Paese straniero senza ottenere il permesso di farlo", ha spiegato Dzhabarov. "Non posso escludere che ciò possa violare la sovranità della Siria", ha aggiunto.

Johnson e Trump. il primo ministro britannico Boris Johnson e il presidente degli Stati Uniti in una telefonata hanno espresso "seria preoccupazione" per l '"invasione turca" e il "rischio di catastrofe umanitaria". nella regione. Donald Trump aveva precedentemente descritto l'operazione militare turca come una "cattiva idea".     Anche il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha espresso la sua "seria preoccupazione" dopo l'offensiva "unilaterale" della Turchia contro le forze curde nella Siria nord-orientale. Questa operazione "può destabilizzare la regione, esacerbare la crisi umanitaria e minare i progressi compiuti nella lotta contro l'Isis", ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico in una nota, avvertendo che il Regno "non sosterrà progetti di rimpatrio di rifugiati siriani fintanto che non saranno predisposte condizioni per un ritorno volontario e sicuro".

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