Morto Penati Dalla politica ai processi

  • Milano

«Non ho rimpianti, ma sento ancora tanta amarezza per come il mio partito, il Pd, mi ha trattato all’esplosione dell’inchiesta sul cosiddetto Sistema Sesto». Lo aveva detto pochi giorni fa Filippo Penati in un’intervista all’adnkronos. Ieri è morto, a 67 anni per un cancro che aveva attribuito anche alle sofferenza di una lunga vicenda giudiziaria non ancora del tutto conclusa. Ma ieri alla notizia tutto il mondo politico ha reso omaggio alla sua figura di politico capace ed appassionato, compreso il suo ex partito che lo aveva espulso «senza sentire il dovere di ascoltarmi», dal segretario Nicola Zingaretti fino ai dirigenti locali. «Ho perso un amico» ha detto il sindaco Beppe Sala. Anche sul fronte opposto gli hanno reso l’onore delle armi esponenti di Forza Italia e Lega, tra i quali il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il forzista Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex Stalingrado d’Italia da lui espugnata alla sinistra e dove Penati era stato primo cittadino dal 1994 al 2001. Presidente della Provincia di Milano dal 2004 al 2009, uscì sconfitto alle regionali contro Formigoni nel 2010. Nel 2011 Penati venne accusato di corruzione e finanziamento illecito  per il cosiddetto “sistema Sesto” - un intreccio tra politica e imprenditoria con al centro la riqualificazione delle ex aree industriali Falck e Marelli. Prescritto il reato di concussione, venne assolto in due gradi di giudizio per gli altri reati. Ma a luglio  la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire 19,8 milioni di euro per il caso dell’acquisto da parte della Provincia di azioni della Serravalle. Una sentenza su cui era pronto a fare ricorso.  P.R.

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