“Canterò”, parola di Paolo Jannacci

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MILANO Da anni lavora come pianista, compositore e produttore. E s'è ritagliato il suo posto al sole fra jazz e dintorni. Ma ora Paolo Jannacci debutta come cantautore in “Canterò”, album che venerdì presenterà alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427 a Roma. Intanto su YouTube è già online l'ironico video di “Mi piace” con testo (e voce) di Claudio Bisio. Più avanti verrà il tour: il 6 novembre al teatro dell'Arte di Milano per Jazzmi; il 19 dicembre al CAP 10100 di Torino; il 6 Gennaio 2020 al Parco della Musica, Teatro Studio, di Roma; il 9 al   Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli.  

Paolo, come mai un disco da cantautore? 
«
Negli ultimi anni, fra un concerto e l'altro, sono usciti dei brani e, piano piano, sono arrivato alla finalizzazione di tutto questo lavoro. Credo sia un disco onesto, che inquadra bene il mio modo di pormi nei confronti dell'ascoltatore. Ci sono tutti i miei lati, le tante sfaccettature della mia personalità. Mettere assieme così tante idee è stato entusiasmante».

In effetti si spazia dal jazz al pop, dal rap alla canzone d'autore. C'è un testo di Michele Serra e uno di Bisio, la partecipazione dei rapper J-Ax e Two Fingerz e una cover di Luigi Tenco. Molto eclettico. 
«
Io sono fatto così e volevo che almeno il mio primo disco lo rispecchiasse. Magari qualcuno dirà che c'è troppa roba, che è disomogeneo, ma per me non è un errore. E' la mia realtà. E' un disco nato dal profondo e anche le collaborazioni sono uscite naturalmente».

Uno dei tratti distintivi è l'umorismo. 
«
Sì, il sorriso è la chiave di volta per migliorare e migliorarsi. E superare le avversità. Me lo diceva sempre mio papà: dopo una “tranvata”, meglio riderci sopra».

A proposito di papà Enzo, ci sono anche due sue canzoni, non fra le più note.
«Due brani con cui sono cresciuto, li visti nascere, li ho sentiti nelle ossa. Sono brani di famiglia, insomma. Pezzi minori, direbbe qualcuno, che hanno avuto una vita un po' difficile. “Fotoricordo… il mare”  affronta il drammatico tema dell'esclusione, mentre “E allora... concerto” parla di disagio giovanile. Sono ancora attualissimi».

A proposito, non ha paura dei confronti con suo padre? 
«
No, non mi metto certo a fare una gara. Ho preso così tante cose da lui che mi viene naturale esprimermi in un certo modo. Anzi, mi piace quando gli assomiglio, perché non c'è furbizia. Ed è un bel modo di ricordarlo».

DIEGO PERUGINI

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