Beatrice Schiros: «La mia ludopatica va al cinema»

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ROMA «Pur documentandomi con libri e video, ho costruito il mio personaggio, una ludopatica travolta alla vita, affidandomi principalmente all’improvvisazione. Forse è per questo che suscita emozioni così forti». Parole di Beatrice Schiros, tra i protagonisti di “Thanks!”,  adattamento cinematografico di “Thanks for Vaselina” diretto da Gabriele Di Luca, nelle sale da venerdì.

Signora Schiros, la sua fisicità a teatro è dirompente. Riuscirà a bucare anche il grande schermo?
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Sono sempre molto critica con me stessa, ma da quello che ho visto mi auguro di sì. A Dopo tanta gavetta, spero di riuscire ad affermarmi anche nel cinema ed avere maggiori riscontri economici».

Interpretando sempre donne al di sopra delle righe, fa fatica a “tornare sulla terra” dopo che è sceso il sipario? 
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Non molta, a dire la verità. Nelle antieroine che impersono, c’è molto di mio, ma anche in me c’è molto di loro. Questo non vuol dire che sono bipolare, eh!».

Seppur nella sua particolarità, “Thank for Vaselina” è la storia di una famiglia. Cosa significa per lei questa parola? 
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È una parola molto importante. Ho avuto due genitori splendidi, che mi hanno sempre supportato. Certo, quella di questa storia è una famiglia molto border line, ma nelle loro vicende ognuno di noi può trovare qualcosa che gli appartiene».

Oltre a Di Luca, chi potrebbe valorizzare altrettanto bene la sua carica istrionica?
«Tra i tanti, mi piacerebbe lavorare con i D’Innocenzo, Gabriele Mainetti, Alba Rohrwacher e Emma Dante. Spero riuscirci, un giorno. Un grande regista è sempre decisivo per noi attori».

DOMENICO PARIS