«Volevo fare il musicista e ora porto la musica a teatro»

  • Teatro/Alessio Boni

MILANO Mentre su Rai1 il suo Fausto Morra, protagonista di “La Strada di Casa 2” tiene tutti col fiato sospeso, Alessio Boni si trasferisce a Teatro. Da martedì a giovedì sarà al Menotti di Milano con “66/67. Un concerto di Alessio Boni e Omar Pedrini”. 

Strana accoppiata lei e Pedrini: uno voleva fare il musicista e ha fatto l’attore, l’altro voleva diventare attore ed è diventato musicista...
«Forse i nostri nonni mentre ci portavano a passeggiare sulle rive del lago d’Iseo hanno scambiato i passeggini... C’è solo un anno di differenza tra Omar e me: tutto è possibile».

Ai testi dello spettacolo ci ha lavorato con Nina Verdelli, la sua compagna. Tutto in famiglia...
«Lo spettacolo è un viaggio che parte da “Blowing in the Wind” e arriva alle canzoni di Gaber. Omar le canta in inglese e io le leggo in italiano per non perdere nemmeno un briciolo di poesia dei testi. Nina si è occupata della traduzione».

Il suo sogno di fare il musicista si è  avverato nella fiction “La compagnia del cigno”. Soddisfatto?
«Moltissimo. Quando ero piccolo  salivo su due cassette di piastrelle e con  un mestolo di legno in mano fingevo di dirigere un’orchestra  di 120 elementi».

Già perché lei ha fatto il piastrellista...
«Sono nato in una famiglia di piastrellisti. E poi ho fatto di tutto: panettiere, cameriere, pizzaiolo, pony express, baby sitter. Ho sempre voluto “entrare” nella vita dell’uomo comune per capire com’era».

C’è una cosa che vorrebbe fare ma che non le riesce?
«Ho provato a fare il sub ma mi viene un fischio all’orecchio e mi sento costretto. Sott’acqua non riesco a starci».

Il suo peggior difetto?
«Sono intollerante con gli imbranati, con quelli che non mettono passione in ciò che fanno, quelli che potrebbero essere nati lombrichi».

La sua passione di provare tutto l’ha portato anche in Polizia.
«Facevo il piastrellista di giorno, ragioneria la sera. Volevo scappare da tutto e ho fatto domanda per entrare in Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. Mi presero in Polizia: volevo diventare Serpico, ma ci rimasi solo 15 mesi perché non era come pensavo».

Sembra quasi la storia del suo personaggio in “La Meglio Gioventù”...
«Quando mi chiamò Marco Tullio Giordana mi disse che mi avrebbe dovuto mettere nelle mani di un maestro d’armi per insegnarmi ad usarle. Quando gli risposi che ero stato in Polizia ci fu una lunga pausa e poi un urlo: “Sei un genio!”.

Cosa le manca ora? 
«Diventare padre, ma ci stiamo organizzando». 

PATRIZIA PERTUSO