Renzo Arbore: «Gianni, io mi ricordo»

  • Tv/Rai2

ROMA NO non è la BBC”. È la Rai, la Rai Tv che dedica una serata a Gianni Boncompagni, stasera, in prime time. Alla conduzione suRai2 non poteva che esserci Renzo Arbore.

Come vi siete conosciuti?
«Sui banchi di un esame per maestri programmatori di musica alla radio, nel 1964. Ho saputo dopo che ero stato più secchione di Gianni e avevo preso più punti di lui: gliel’ho sempre rinfacciato».

Ci racconta un“nanetto” della vostra amicizia?
«Alla fine del 1976, in un momento in cui tutto era politicizzato, volevamo fare qualcosa di diverso. Andammo a proporre all’allora direttore generale Giuseppe Antonelli un programma che volevamo si chiamasse “Musica e puttanate”. Ci rispose che con quel titolo non poteva farci fare nulla. Nacque così “Alto Gradimento”: io volevo chiamarlo “Basso”, ma Gianni decise che era meglio bluffare e puntare in “Alto”».

In una coppia di solito c’è un protagonista e una spalla: chi di voi era più protagonista?
«Lui era vispo e audace, io più riflessivo e timido ma eravamo assolutamente sintonici. Ci chiamavano i Bibì e Bibò della Rai».

Avete mai discusso per una donna?
«Solo per finta. In “Alto Gradimento” c’era la Sgarambona, ovvero Mario Marenco, che raccontava da chi dei due si era fatta strapazzare la sera prima nella Cinquecento».

Siete stati i primi dj in radio. Che rapporto avevate con i discografici?
«Cercavano di corromperci portandoci a mangiare le fettuccine doppio burro e doppio formaggio in un ristorante molto ambito di Roma. Ma noi eravamo incorruttibili».

Cosa le manca di più di Boncompagni?
«Le conversazioni ridanciane sulle marachelle di Marenco».

Cosa vedremo stasera in tv?
«Non una commemorazione. Sarà un programma divertente e istruttivo: abbiamo inventato l’altra tv e l’altra radio. Lo riconosco a Gianni. Speriamo che qualcuno poi lo riconosca anche a me».

PATRIZIA PERTUSO

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