Arriva la bussola nel mondo dei dislessici

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LATINA Migliorare la qualità dell’insegnamento e permettere a tutti i bambini con disturbi specifici  dell’apprendimento (Dsa) di vivere gli anni della scuola con serenità. Senza sentirsi diversi e senza subire violenze psicologiche che feriscono  e inibiscono. È questo l’obiettivo della Start Up Mal –Leggo, nata per risolvere le difficoltà delle famiglie di bambini e ragazzi dislessici, che in Italia rappresentano il 4% della popolazione scolastica, pari a 250 mila studenti. L’’idea è di due giovanissimi fidanzati di Latina: Luisa Ingravalle, 23 anni e laureanda in lettere classiche e Roberto Trombetta, 25 anni  esperto in contenuti editoriali e dislessico.
 
Luisa, che cosa farete con la vostra start Up?
Il nostro progetto riguarda la creazione di una piattaforma on line  attraverso la quale ogni genitore di un bambino o ragazzo con DSA potrà cercare specialisti che lo supportino nella propria città, sceglierlo e contattarlo in pochi click. Per i genitori l’utilizzo sarà gratuito, mentre gli operatori che vorranno essere accreditati nella piattaforma, pagheranno un piccolo abbonamento.
 
Quando sarà operativa la piattaforma?
Contiamo di iniziare con l’inizio della scuola, da qui a ottobre. Ma già due anni fa abbiamo creato un blog, “Dislessia e altre doti”, allo scopo di diffondere informazione e un messaggio positivo attraverso i contenuti pubblicati. Quello che  Roberto (Trombetta, co-fondatore di Mal-Leggo, ndr) ricorda degli anni della scuola è terribile. Gli epiteti con cui gli insegnanti lo apostrofavano sono difficili da dimenticare: da “analfabeta” a “incapace” fino a parole ancora più offensive. Ricordo che quando l’ho conosciuto, la sua maggiore difficoltà era proprio l’accettazione di se stesso e del suo disturbo.
 
Che cos’è la dislessia?
Non si tratta di una malattia: lo voglio sottolineare. È una neurodiversità: il cervello utilizza altre strade per apprendere. C’è chi ha difficoltà a leggere perché le lettere gli si accavallano, chi a scrivere (disortografia), che a fare calcoli (discalculia). Ma oggi ci sono strumenti che consentono di superare gli ostacoli e se un insegnante non li conosce, chi ne paga le conseguenze sono i ragazzi.
 
 
La scuola non ha l’obbligo di occuparsi dei dislessici?
In teoria sì: oggi, grazie alla legge 170 del 2011, se si ha una diagnosi di dislessia, il genitore può pretendere il PdP, che è il  Piano didattico personalizzato. Che non vuol certo dire, come si faceva anni fa, affiancare ai dislessici gli insegnanti di sostegno, con il risultato di far crescere ragazzi normalissimi con la convinzione di non esserlo. Ma semplicemente dotandoli di strumenti adeguati, che ad esempio possono essere il computer, il tablet. Per un dislessico, leggere su supporti tecnologici è più facile. A volte basta davvero poco per migliorare la qualità della vita.
 
Come vi siete finanziati?
Abbiamo aperto un crowdfunding, terminato il 1 luglio e abbiamo vinto un bando regionale.

VALERIA BOBBI

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