Attacco al petrolio l'oro nero schizza alle stelle

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ROMA La capacità di produzione di petrolio dell’Arabia Saudita potrà tornare a pieno regime solo «tra diversi mesi», più di quanto precedentemente indicato, dopo l’attacco di sabato rivendicato dai ribelli filo-iraniani huthi dello Yemen. La notizia, riportata dal Financial Times, rimarca la gravità dell’attentato che ha dimezzato la produzione pari ora a 5,7 mln di barili al giorno del principale paese Opec. E il clima geopolitico resta pesantissimo, con le Guardie della rivoluzione iraniane, i pasdaran, che ieri - dopo aver annunciato il rilascio di una petroliera britannica - ne hanno immediatamente sequestrata un’altra di nazionalità non precisata nello Stretto di Hormuz.

Un difficile recupero

L’Arabia Saudita ha fatto sapere che - sfruttando le sue «vaste riserve» - intende ripristinare di un terzo la produzione petrolifera dopo l’attacco subito da droni (o missili) contro le sue due maxi raffinerie. Intanto è stato chiuso «momentaneamente» l’oleodotto verso il Bahrein. Le rassicurazioni, però, non hanno fermato l’effetto dirompente sui mercati: i prezzi internazionali del petrolio ieri sono aumentati quasi fino al 20%, un record dall’inizio della Guerra del Golfo nel 1991. Il Brent è aumentato di quasi 12 dollari al barile, pari al 19,5%, arrivando a 71,95 dollari prima di scendere a circa 66,55 dollari (+12%), mentre il prezzo del West Texas Intermediate è aumentato fino al 15,5% raggiungendo i 63,64 dollari al barile, prima di assestarsi a 61,24 dollari, con una crescita dell’11,6%.

Dubbi sui responsabili

I ribelli huthi dello Yemen hanno rivendicato l’attacco contro il giacimento di Khurais e l’impianto di Abqaiq, in cui viene trattato quasi il 70% del petrolio saudita per l’esportazione. Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo ha dichiarato che «non ci sono prove» che l’attacco sia stato lanciato dallo Yemen, accusando l’Iran. Il presidente americano Donald Trump, dopo aver autorizzato il rilascio «se necessario» di petrolio dalla Strategic Petroleum Reserve, ha dichiarato: «C’è motivo di credere che conosciamo il colpevole, siamo pronti e carichi secondo le prove, ma stiamo aspettando di sentire dal Regno» sulle responsabilità e su «come procedere». Trump ha ricordato che gli Stati Uniti sono attualmente «il produttore di energia numero uno al mondo» ed ha concluso: «Non abbiamo bisogno di petrolio e gas del Medio Oriente, ma aiuteremo i nostri Alleati!».

Le ricadute prezzi

In un Paese come l’Italia, dove l’85% dei trasporti commerciali avviene per strada, l’impennata del costo del petrolio e il conseguente rincaro dei carburanti rischia di avere un pericoloso “effetto valanga” sulla spesa, con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione. È l’allarme lanciato da Coldiretti dopo il rincaro record delle quotazioni del petrolio per l’attacco in Arabia Saudita. «L’aumento è destinato a contagiare rapidamente l’intera economia perchè se salgono i prezzi del carburante - ha sottolineato Coldiretti - diminuisce il potere di acquisto degli italiani che hanno meno risorse da destinare ai consumi mentre aumentano i costi a carico delle imprese».

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