Io, il bus, la borsa e l'Io della signora

  • CARLO BARBIERI

Palermo, aeroporto. Salgo sul bus che mi porterà all’aereo e mi aggrappo a uno dei sostegni. Una signora mi si mette davanti di schiena, alza un braccio e ci si attacca pure lei. Tutto normale, se non fosse che io sono un po’ basso, la signora un po’ alta, e dalla sua spalla pende, appeso a una cortissima tracolla, una borsa a barilotto. Un oggetto che, come tutte le borse femminili, peserà almeno cinque chili, un’arma impropria. La borsa oscilla e sembra attratta dalla mia faccia. Tiro indietro la testa e l’uomo con cui la signora viaggia, che le sta di fronte, vede la scena e le mormora di fare attenzione. Lei capisce la situazione e decide di fregarsene. Il bus parte e, obbediente alla legge d'inerzia, la borsa scatta verso la mia faccia come un maglio. Io, che aiutato dai miei lontani studi tecnici l'avevo previsto, schivo con agilità da ventenne, ma con cervicale da settantenne, e dico alla finta-distratta:  "Signora, la borsa...". Lei fa la finta-sorpresa: "In che senso?". Mi incazzo dentro come una bestia, ma le sorrido come un angioletto: "Nel senso che la sua borsa mi sbatte sulla faccia". Ed ecco la meravigliosa risposta: "E io dove la metto?". 
Mi trattengo da dirle dove potrebbe metterla e concludo, con un sorriso falso come quello di un politico: "Allora cerco di mettere io la faccia da un’altra parte". Mi conquisto a fatica un posto sicuro nel bus strapieno e rifletto. 
Ecco il padre di tutti i problemi, l’“Io”. La signora ne deve avere uno bello grosso, di quelli fanno parcheggiare in seconda fila e saltare le code. Intanto mi arriva alle spalle la voce della proprietaria del’"Io": mormora fra i denti “mette la faccia da un’altra parte...”. Sta cercando di capire se l'ho presa per il posto in cui secondo me avrebbe dovuto mettersi la borsa. L’uomo invece ha capito, e mi lancia una mezza “taliata” in cui colgo un pizzico di solidarietà e l’ombra di sofferenze patite a lungo. Deve essere il suo compagno. 
Gli sorrido con comprensione. Siamo arrivati, scendiamo. 
Ciao Palermo.

CARLO BARBIERI

 

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