L'Opera per bambini sbanca il botteghino

MUSICA Il teatro d’Opera per bambini, o per ragazzi, non è una marginale “attività didattica”, ma una branca sempre più imponente dell’industria dello spettacolo. Lo ha certificato la SIAE, qualche giorno fa, presentando l’Annuario dello Spettacolo in Italia nel 2018. Per la prima volta, tre opere per bambini sono apparse nella top ten degli spettacoli “lirici” più visti in assoluto. Si tratta del “Gatto con gli stivali” al Petruzzelli di Bari, musica di Nicola Scardicchio (al 5° posto con 38 recite e 28.880 biglietti venduti), dell’“Aida” nella versione speciale approntata da Europa InCanto al San Carlo di Napoli (al 6° posto con 28 recite e 28.514 biglietti) e del “Barbiere di Siviglia” andato in scena in versione ridotta al Teatro alla Scala (13 recite per 22.926 biglietti).

Questa, però, è solo la punta dell’iceberg. Al censimento della Siae, che ha tenuto conto soltanto dei singoli spettacoli, sfuggono i grandi numeri degli allestimenti “diffusi” su più piazze. Anzitutto quelli della realtà storica per eccellenza nel campo dell’educational operistico, ossia l’Aslico e il suo Opera Domani, un format ideato da Barbara Minghetti: la sua speciale “Carmen” (“La stella del circo di Siviglia”), andata in scena nel 2018, ha totalizzato ben 36.753 spettatori negli spettacoli della sola Lombardia (di cui 17.419 al Teatro degli Arcimboldi di Milano). Contando i biglietti venduti in tutte le altre recite fatte in giro per l’Italia, si arriva alla somma di oltre 110 mila spettatori, quasi tutti bambini (istruiti a cantare dalla platea i cori delle opere scelte o le arie raddoppiate dei protagonisti) e loro famigliari.

La stessa Europa InCanto, un progetto didattico di Nunzia Nigro, oltre che al San Carlo napoletano ha portato la sua “Aida” (uno spettacolo prevede la partecipazione dei bambini, vestiti con costumi di scena, sul palcoscenico), anche a Roma (Teatro Argentina), Treviso, Firenze, Rovigo, Bologna, Cosena, Jesi, Rieti, per qualcosa come 60 mila biglietti venduti, oltre ai 30 mila di Napoli.

Ma il quadro non sarebbe nemmeno lontanamente completo se non si accennasse ad almeno due altre esperienze. Anzitutto quella, a Firenze, di Venti Lucenti (Manu Lalli ne è direttrice artistica), che coinvolge attivamente i bambini nell’esecuzione delle opere con una lunga e paziente formazione. Nella stagione 2018/2019, tra una “Aida” a Verbania, una “Donna di Siviglia” (dal “Barbiere”) al Coccia di Novara, e le produzioni per il Maggio Musicale di Firenze, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Teatro Massimo di Palermo e l’Orchestra della Rai (“La leggenda dell’Olandese volante”, “Tutti mi chiamano” dal “Barbiere, la riduzione della “Cenerentola”, “Il Mago di Oz”, “Il vascello fantasma”, “Le mille e una notte”, più i campus estivi), Venti Lucenti vanta un successo costituito da 2.800 bambini coinvolti sul palcoscenico, 90 studenti dell’alternanza scuola-lavoro e un pubblico totale di 101.000 spettatori.

Infine, il caso del Regio di Parma, che meritoriamente, dal 2015, produce una stagione, “Regio Young”, dedicata ai più piccoli e impreziosita (come del resto quella del Petruzzelli, guidato dal sovrintendente Massimo Biscardi) da opere commissionate appositamente: a dicembre andrà in scena una “Alice” di Matteo Franceschini, in prima assoluta. Ebbene, a Parma, nella scorsa stagione, “La spada nella roccia” della compositrice Concetta Anastasi ha totalizzato un pubblico di oltre 13 mila spettatori, di cui 9000 bambini e ragazzi.

Tirando le somme, più di 350 mila spettatori, in massima parte bambini o ragazzini, nel solo 2018 hanno assistito a un’opera scritta, o ridotta, apposta per loro. Per un Paese come l’Italia, dove l’educazione musicale, già gracile di suo, sparisce dopo la terza media, e dove l’Opera, autentico vanto nazionale, galleggia nell’ignoranza di troppi, è un seme di speranza. Un seme neanche tanto piccolo.

SERGIO RIZZA
Twitter: @sergiorizza

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