Perdonare il serial killer a volte è necessario

  • Ippolita Avalli

Dai vicoli di Trastevere alla Rupe Tarpea, da via del Governo Vecchio all’isola Tiberina. Scrittrice, autrice teatrale, Ippolita Avalli, nel suo ultimo giallo “La neve cade sopra i nostri peccati” (Piemme p. 336, euro 17,90) ambientato a Roma racconta una città stratificata dove quello che vedi è la punta dell’iceberg. Una metropoli dove si seguono le tracce di un serial killer svelando i segreti di un luogo incrostato di dolore antico di cui Avalli in modo sorprendente coglie echi nelle vite presenti e passate, per esempio quella di un pittore come Caravaggio. Con una domanda cruciale: si possono perdonare gli assassini?

Ha studiato astrologia e psicologia. Si sente vicina a una dimensione spirituale?
«Spiritualità è una parola equivoca, mi sento legata al senso della vita. Uno scrittore studia l’essere umano. Io sono interessata a tutte le discipline che lo studiano: religione, psicologia, storia, teatro, cinema, poesia, letteratura».

Un giallo come il suo cosa tocca dell’essere umano?
«In tutte le mie storie c’è sempre un filo rosso di sangue che è insieme una traccia di dolore e di eros. Questa è una storia che racconta di un essere umano senza difese».

Un assassino che ha subito un forte trauma e per questo uccide. Si può perdonarlo?
«Sì. La domanda che mi sono fatta è: si può provare pietà per un assassino che non ne può più del suo disordine interno e compie un gesto crudele che lo porta a un punto di non ritorno nel consesso umano? La giustizia, i tribunali, certo, lo devono condannare ma certe storie umane io sento che dietro hanno l’impossibilità di un giudizio».

Perché ha scelto come voce narrante una donna, Sandra, la psicologa che indaga insieme al detective?
«Proprio perché è una donna. E ha certe intuizioni che solo una donna, che ha che fare con la materia, coi figli, può avere. E’ lei che suggerisce come orientarsi, che strada percorrere. In fondo  quello mi è capitato per tutta la vita. Grazie all’intuito ho sempre guardato avanti, a nuove porte, a nuove possibilità che mi si aprivano».
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife