«Edison? Uno Steve Jobs un dio dell’industria»

  • Benedict Cumberbatch

CINEMA Per molti è lui “l’uomo che illuminò il mondo”, l’uomo che accese la luce su Manhattan, l’uomo della luce, insomma. Thomas Alva Edison. Ma la storia di Edison (dal 18 in sala) è, in realtà, la storia di quanto un uomo può essere disposto a spingersi per restare nella memoria e nell’immaginario collettivo che oggi ricorda Edison mentre fu, di fatto, George Westinghouse a vincere la battaglia con la sua corrente alternata.

Ma chi erano i due?
«Westinghouse che anonimamente voleva solo  rendere il mondo un posto migliore ed Edison che voleva diventare un’icona e ci riuscì» chiosa Benedict Cumberbatch, protagonista al fianco di Michael Shannon.

Quindi il film è la storia di una guerra tra Edison e la sua corrente continua e Westinghouse e l’alternata?
«Una Guerra della Corrente, però senza buoni o cattivi. E io mi sono calato nei panni prima dell’uno e poi dell’altro. Ho pensato a George come una tranquilla ed eroica tartaruga, a Edison come una lepre chiassosa e a Tesla (il vero genio) come uno spettatore dello scontro e mi sono calato nel loro mondo».

Chi era davvero Edison?
«È stato dipinto come l’inventore dell’età moderna ma non lo era. Io lo vedo come un dio dell’industria, uno Steve Jobs o Bill Gates che alla fine è una sorta perdente amareggiato ma sempre capace di scuotersi via la polvere e rituffarsi nella ricerca di un nuovo trofeo, sempre con nuove idee perché gli ingranaggi giravano velocissimi nella sua testa».

 

 

 

SILVIA DI PAOLA