Appendino: «Pasquaretta agì senza il mio consenso»

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TORINO La consulenza all’ex portavoce Luca Pasquaretta assegnata «contro la mia volontà e a mia insaputa», provato da una conversazione avuta tra i due su Whatsapp. È la versione della sindaca Chiara Appendino che ieri, accompagnata dall’avvocato Luigi Chiappero, accusata di concorso in peculato, è stata interrogata in procura dai magistrati sull’inchiesta per la consulenza esterna della Fondazione per il Libro per un costo di 5mila euro.

A sua difesa la prima cittadina ha spiegato di aver «prodotto ai pm materiale attestante quanto da me riferito»: sarebbe proprio una conversazione su Whatsapp tra lei e l’ex portavoce Pasquaretta, che all’epoca ancora ricopriva il ruolo, in cui, dopo aver letto un articolo di giornale inviato dallo stesso Pasquaretta, commentò in maniera contrariata.

Nella chat, consegnata al procuratore aggiunto Enrica Gabetta e al sostituto Gianfranco Colace, ci sarebbero anche messaggi in cui la sindaca chiedeva perché non fosse stata messa al corrente prima di questa situazione. È a quel punto, prima di chiederle scusa, che l’ex portavoce disse di aver invece detto del contratto a Giuseppe Ferrari, ex vicedirettore generale del Comune.

«Non sono entrata ovviamente nelle questioni di legittimità della consulenza - spiega la sindaca dopo l’interrogatorio - ma ho potuto dimostrare agli inquirenti, richiamando il mio intervento in consiglio del febbraio 2017 dove avevo chiaramente espresso la mia contrarietà, a qualunque tipo di assegnazione di incarico consulenziale con retribuzione economica, di non essere stata a conoscenza del successivo sviluppo. Ero convinta che tutti avessero preso atto di tale mia ferma posizione». Prima del 4 maggio 2018, quando «lessi su un giornale che la consulenza era stata assegnata».

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