Rap e libertà secondo Piotta

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ROMA «Fare musica per me oggi significa essere me stesso, nella massima libertà espressiva. Vivere di questa massima libertà non solo a livello economico ma anche reinvestendo nella mia etichetta discografica, nei progetti ad essa collegati, nell'arte in genere. Vivere di questo 24 ore al giorno tutti i giorni finché morte non ci separi». Parola di Tommaso Zanello in arte Piotta, in concerto domani alle 21,30 a ‘Na Cosetta Estiva (via del Mandrione 63) con il suo nuovo progetto live, nato a circa sei mesi dalla pubblicazione del disco “Interno 7”. Nella scaletta del concerto troveranno spazio i classici e i brani rap degli esordi, le canzoni dell'ultimo disco e quelle in ricordo di Primo Brown dei Cor Veleno, rapper scomparso l'1 gennaio del 2016 a cui Piotta ha dedicato il brano “Di noi”. «Con David- spiega- siamo cresciuti assieme. Eravamo pochi allora, per tutti dei sognatori senza speranza. Dicevano che l'hip hop in Italia non avrebbe mai funzionato, invece i sogni funzionano sempre, basta non mollarli mai. David non li ha mai mollati, fino all'ultimo giorno, e le strofe uscite ne sono testimonianza. L'arte è più duratura del corpo fisico di chi la crea- continua- dona l'immortalità dell'anima. Io, e con me tanti altri, con i nostri omaggi, le cover, i dischi, i live vorremmo che tutti - anche i giovanissimi - ne conoscano per sempre la bravura, rima su rima. strofa su strofa». Nel tempo è cambiato il suo rapporto con il rap. «Siamo cambiati tutti e due, io e il rap. Tanto. A volte in meglio e a volte molto meno, ed è inevitabile che sia così essendo arrivato sulla bocca di tutti anche qui, come sognavamo noi coraggiosi futuristici mc italiani anni ‘90».

STEFANO MILIONI

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