Festival di fantascienza all'ultimo atto

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MILANO Oltre lo specchio e quel che Milano vi trovò. Ovvero 17 opere cinematografiche in concorso, inedite e in anteprima, più altri 11 titoli che hanno raccontato possibili futuri immaginati da registi di 24 paesi di 4 continenti diversi. Questa sera appuntamento conclusivo con il primo Festival dell'immaginario fantastico e di fantascienza al cinema Arcobaleno (viale Tunisia 11, biglietto proiezione singola 6 euro). Verranno presentati gli ultimi due film in concorso: Kin di Jonathan e Joss Baker (che sarà distribuito nei cinema ad agosto da Leone Film Group) alle 19.30 e Perfect di Eddie Alcazar alle 21.30. Poi spazio alle premiazioni. La giuria composta da Luisa Ceretto (critico cinematografico e saggista), Paolo Nizza (caposervizio contenuti editoriali sito Sky Cinema) ed Emanuele Sacchi (giornalista, critico e saggista) proclamerà i vincitori dei premi Ciciarampa (la fantastica creatura immaginata da Lewis Carroll capace di percepire le paure) per il miglior film, la miglior regia, i migliori effetti speciali e il film più innovativo. E si scoprirà anche il film più votato dal pubblico. "Con Oltre lo Specchio abbiamo cercato di proporre temi stimolanti per offrire al pubblico uno sguardo coinvolgente sulla forza e l’importanza dell’immaginazione" ha dichiarato il direttore artistico della manifestazione Stefano Locati. E gli stimoli non sono certo mancati perché la rassegna è stata capace di viaggiare lontano dagli schemi classici della fantascienza. Per intenderci: niente invasioni dallo spazio, dischi volanti e omini verdi, E.T. che gridano: "Mamma ho perso l'astronave"... La fantascienza, meglio l'immaginario fantastico approdato a Milano appartiene a una nuova generazione, quella dei figli e dei nipoti di Orwell svezzati con Matrix. Il futuro è distopico. No, non significa che ha problemi alla vista... la distopia è l'antitesi dell'utopia: una condizione futura negativa e totalitaria. Nei futuri possibili di Oltre lo specchio comanda il sistema. Non un partito, non una religione, semplicemente un software evoluto che controlla e gestisce la quotidianità (ben rappresentato nel russo Involution,  nell'inglese Precognition e nel cinese Cities of Last Things). Non ci sono masse che si oppongono alla dittatura tecnologica, solo individui ammaestrati dagli algoritmi della tecnologia che hanno perso il contatto con se stessi e con gli altri, con le proprie emozioni e con i naturali rapporti sociali. Come si fugge da questa condizione? Scegliete voi: suicidio o follia. Oppure, se siete disposti a soffrire un po' di più, fuggendo... Oltre! Per scoprire che c'è qualcosa di ancora più grande. Dio? Boh, forse. Ma ha l'aspetto e la forza della Natura. Dalla maggior parte dei film in concorso emerge una "fantascienza ecologica". Il Pianeta alla fine vince sempre. Distrugge e rigenera con il più naturale dei suoi cicli: vita-morte o morte-vita. Altro che disastri nucleari e terre contaminate. Qui c'è la rivincita della Natura sull'uomo che mai come in queste pellicole è costretto a terra, disteso e strisciante. Emblematico il destino del protagonista de Il cerchio delle lumache di Senesi Michele (unica pellicola italiana in gara), costretto a trascorrere quel poco che gli resta da vivere dopo un incidente immobilizzato in un prato lontano dagli occhi di tutti. Una fantascienza green che lancia il suo grido: la tecnologia ha raggiunto i limiti estremi, tocca alla Natura, più che all'uomo, resettarla.

 

N.G.

 

 

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