«I diritti dei gay con Costantino hanno più verve»

  • Milano/Teatro

MILANO Per la sua prima volta in Italia “The boys in the band” di Mart Crowley, sceglie lo Spazio Teatro 89. Da giovedì al 19 giugno, l’opera teatrale manifesto del movimento gay sarà di scena con la traduzione e l’adattamento di Costantino Della Gherardesca e la regia di Giorgio Bozzo.

Signor Bozzo, prima regia per uno spettacolo di prosa per lei, giusto? 
«Sì, una grande paura, tanta ansia ma una pazzesca urgenza, volontà e desiderio di metterlo in scena».

Perché proprio questo spettacolo? 
«È il mio sogno: la prima volta ho visto il film a 16 anni e mi ha traumatizzato, volevo buttarmi dalla finestra. Poi ho metabolizzato ed è diventato il mio preferito».

I protagonisti sono tutti bloccati nell’impossibilità di emanciparsi… 
«Il testo ci fa capire come eravamo e come potremmo tornare ad essere: i diritti oggi ci sono, domani chissà».

Cosa ha cambiato Della Gherardesca rispetto al testo di Crowley? 
«Ha mantenuto l’editing e lo spettacolo è rimasto ambientato a New York nel ’68, senza alcuna modifica». 

Perché ha scelto Costantino per la traduzione? 
«Perché è l’unico che può tradurre la verve dell’autore: è un testo comico, pieno di termini vintage su cui Costa ha fatto opera di modernariato linguistico».

So che c’è un risvolto tenero e comico dietro l’incontro con Crowley. 
«Raccontai alla mamma di Costantino il mio amore per questo spettacolo e lei mi disse che lo aveva visto. Poi,  era andata all’ingresso degli artisti e le si era avvicinato un omino: era l’autore. Io l’ho conosciuto  tramite lei. La madre di Costa voleva assolutamente che suo figlio interpretasse Harold, una persona molto sgradevole all’inizio che poi... Non faccio spoiler».

Riuscirà a far recitare Costantino Della Gherardesca?
«Adorerei farlo e lui si divertirebbe molto, ma il percorso è ancora lungo. Sua madre sarebbe contenta…».

PATRIZIA PERTUSO

 

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