«Questa generazione costretta a inventare la vita»

  • Cinema/American Animals

ROMA Se la vita annoia, il crimine può essere la soluzione. Lo hanno pensato un pugno di ragazzotti americani senza troppi problemi che si annoiavano a morte. Hanno pensato di  rubare un libro di gran valore dalla biblioteca della Kentucky University. Il resto è tragicomica storia vera raccontata mixando doc e fiction da Burt Layton in “American Animals” da giovedì in sala, dopo esser stato  premiato alla Festa del Cinema e ai British Independent Film Awards.

Mr Layton, come è arrivato all'idea del film? 
«All'inizio spinto dalla curiosità di capire perché un gruppo di ragazzi apparentemente istruiti e provenienti da famiglie benestanti scegliesse di commettere un crimine simile e mi sono messo  in contatto con i veri protagonisti che allora stavano ancora in prigione». 

Cosa ha capito incontrandoli? 
«Che questa incredibile vicenda racconta una generazione sempre più individualistica, ragazzi cresciuti sentendosi ripetere che avrebbero avuto una vita eccitante e fuori dall’ordinario. Quando poi non trovano nulla di ciò, pensano di inventarsi  un'altra vita con un piano criminale ispirato ai film che avevano visto».

Scelta delirante... 
«Sì, ma dalla quale non potevano più tirarsi indietro  perché sarebbero dovuti  tornare alla routine. Per questo ho deciso di montare il film in modo da mostrare il loro progressivo distacco dalla realtà, partendo dalla grammatica delle pellicole di genere per poi abbandonarla quando la realtà ha il sopravvento».

SILVIA DI PAOLA