Io, il lenzuolone e quei cerchietti Anni Ottanta

  • Maurizio Baruffaldi

La repubblica italiana è fondata sul pranzo domenicale, l’ora ideale per fare la spesa e per andare a votare. Faccio la prima, e dritto al seggio. 
Poca gente, qualche cravatta, donne vestite pensandoci bene. All’ingresso un paio di rappresentanti con le mani dietro la schiena e lo stemma del proprio partito sul cuore. Dal tipo di “Buongiorno” cercano di carpire da che parte stai. Davanti ai cartelloni delle liste e dei candidati, mia moglie confabula con mia figlia: loro hanno scelto, una donna che stimano da sempre. Io non ho le certezze femminili e vivo la contraddizione di sempre: il voto utile, oppure quello libero, coraggioso e perso. La mia croce non avrà mai delizia. 
Il ragazzo serissimo trascrive i miei dati sul quadernone e nel silenzio di lamiere grigie e metalliche della cabina stendo il lenzuolone. I tanti cerchietti colorati mi ricordano le spillette che andavano di brutto negli anni '80: oltre a quella dei Clash, portavo sulla tasca destra dei Levi's 501 quella dell’ “Energia Nucleare? No Grazie”, con il sole che rideva a occhi chiusi. L’avevano un po’ tutti. 
Ma non era l'energia nucleare il problema. Dopo trent’anni di occhi chiusi quel sorriso è diventato amaro e somiglia a quello della piccola Greta. Penso a questo. 
E poi che si vota per l'Europa. 
Un continente prende decisioni grandi, lungimiranti. In Europa il verde è un partito che ha motivazioni e numeri. Il simbolino è lì: c’è un piccolo sole identico a quello della spilletta degli anni ‘80 e una corona di petali: la piccola scritta intorno, European green party, richiama più una ghirlanda hawaiana, che il dubbio amletico di una margherita. Ok, la mia X va al party: immerso in questo box di metallo antracite splende il sole e si balla sul prato. 
Lo so che poi il risveglio sarà traumatico. Ma ci ho fatto il callo.

MAURIZIO BARUFFALDI

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