"Chi ha oltraggiato Fulvio si è già condannato da sé"

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ROMA Debora è sola in casa, i figli di 14 e 15 anni sono con gli amici. Tra poche ore affronterà il funerale di suo marito, Fulvio Di Simone, travolto da un camion mentre era in bici, e ucciso una seconda volta dall’uomo che non ha avuto scrupoli a trafugare il suo portafogli sul ciglio della strada, accanto a quel corpo straziato.

«Non provo odio per questa persona. Non posso permettermelo, perché ho due figli da crescere nella maniera migliore possibile».

Un operaio, incensurato e padre di quattro figli, non si è fatto scrupolo di derubare un uomo agonizzante, probabilmente già morto. Si può avere ancora fiducia nel prossimo?
«Si deve. Innanzitutto perché quest’uomo è stato preso. Ci sarà un processo, ma per quello che ha fatto in qualche modo la sua condanna l’ha già avuta. Non da un tribunale, ma da parte delle persone. E questa macchia ce l’avrà per tutta la vita. C’è una giustizia terrena e una giustizia divina».

Lei è credente?
«Sì, per questo ripeto che non esprimo odio. È un sentimento che rovina soprattutto chi lo vive. Ma non posso perdonare. Non adesso».

Cosa le fa più male?
«Il fatto che questa persona non abbia chiesto scusa a me e alla mia famiglia. Ma non l’ha fatto perché è in linea con il gesto che ha compiuto. L’autista che ha investito mio marito invece, appena mi ha visto si è buttato tra le mie braccia».

Dove ha incontrato l’autista?
«In procura. Era sconvolto, si voleva suicidare. Non ha visto mio marito. È stato un incidente, e gli credo».

L’operaio che ha rubato il portafogli a suo marito, e che nove minuti dopo ha effettuato due prelievi a un Bancomat, ha detto ai vigili di essere preoccupato di perdere il lavoro.
«È la miseria umana. Che non si ferma davanti a niente e a nessuno. Questo signore dovrà risalire da questo gradino. Perché ha veramente sbagliato».

Lei crede che in qualche modo possa ravvedersi?
«Spero per lui che si prenda cura della sua anima, perché così com’è non va da nessuna parte».

La banca le ha fatto sapere se risarcirà i soldi sottratti a suo marito?
«Non lo so, e onestamente ora non è che mi importi. Sa cosa mi ha fatto più rabbia?».

Cosa?
«Il fatto che dopo aver prelevato i soldi questa persona non si sia preoccupata di far ritrovare il portafogli. Il riconoscimento è stato fatto alle otto di mattina del giorno dopo. Venerdì pomeriggio Fulvio doveva accompagnare nostro figlio a un appuntamento. Gli impegni con i ragazzi sono improrogabili. Non l’ho visto rientrare e ho chiamato Giuseppe, il suo amico di bicicletta. Lui aveva appena saputo di un grave  incidente con un ciclista sulla Tiburtina all’altezza del Gra. Ha riconosciuto da un filmato su un giornale online gli scarpini e la bici di mio marito. Nel frattempo mi sono rivolta alle forze dell’ordine, alla fine hanno identificato Fulvio dal cellulare di servizio dell’Asl RmB, dove lavorava come infermiere professionista».

E poi?
«E poi sono arrivati a casa gli agenti della polizia locale. Non scorderò mai il suono del campanello. Loro sono stati gentilissimi, professionali. Vorrei ringraziarli perché so che hanno lavorato ininterrottamente per risalire al responsabile. Ringrazio anche gli avvocati Vito Lo Fiego e Pietro Di Tosto, Sono loro che mi stanno assistendo in questo momento così delicato».

Tra poco ci saranno i funerali. Cosa vorrebbe dire a suo marito?
«Noi siamo sempre stati amanti della compagnia. Gli direi: “Fulviè, ti è piaciuta questa festa?”. È il saluto mio, dei nostri figli, dei parenti e di tutti quelli che gli hanno voluto bene, ora che affronterà questo viaggio».

PAOLO CHIRIATTI

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