Gare Amsa truccate Il pentito spiega come

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TRIBUNALE «Sono a conoscenza delle modalità con le quali Daniele D'Alfonso, attraverso rapporti privilegiati con Mauro De Cillis e Sergio Salerno, riusciva a ottenere, in via privilegiata, notizie in merito alle indicende gare e a turbare le stesse, con la compiacenza di De Cillis». Così nel verbale dell'interrogatorio reso da  Matteo Di Pierro, cui l’altro ieri il gip ha concesso i domiciliari perché aveva deciso di collaborare con i pm dell'inchiesta “Mensa dei poveri”,  che ipotizza una rete di corruzione tra Lombardia e Piemonte. Di Pierro ammette le turbative d'asta sulle gare di Amsa, la municipalizzata milanese dei rifiuti, e chiama in causa altri arrestati: Daniele D'Alfonso, l'imprenditore considerato uno dei capi della presunta associazione a delinquere nelle sue vesti di amministratore della società Ecol Service, di cui Di Pierro era dipendente; De Cillis e Salerno, rispettivamente procuratore di Amsa e dipendente di Amsa. «La turbativa - spiega Di Pierro- avveniva o comunicandoci prima i requisiti del bando in modo che noi al momento della gara  avevamo tutti i requisiti, ovvero fornendo, noi come Ecol Service, i nominativi delle ditte compiacenti, individuate da D'Alfonso, cui Amsa avrebbe dovuto mandare gli inviti in caso di procedure negoziate, come è avvenuto per la gara dell'area cani, anche se questa gara venne vinta da un'altra ditta. D'Alfonso mi disse che a lui queste persone costavano molto, da che desumo che pagasse loro tangenti ma non mi ha mai detto nulla di più preciso».

Le pompe di banzina
E ancora: Di Pierro racconta del «drenaggio quasi giornaliero di somme di denaro attraverso i distributori di benzina» appartenenti a Paolo Marazzina, attraverso un giro di fatture false.

E Tatarella chiede la libertà
«Tatarella è stato solo spettatore dell'associazione a delinquere, non partecipe. E il presunto finanziamento illecito è al massimo una violazione amministrativa», visto che le spese sono state iscritte da Tatarella, l'ex consigliere comunale di Forza Italia ora in carcere, che però era mandatario elettorale di Altinonante. È la tesi degli avvocati di Tatarella al Riesame: hanno chiesto la revoca della misura cautelare per il loro assistito. I pm contrari: «Le indagini sono ancora in corso».

METRO/AGI/ADNKRONOS

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