Sicurezza e famiglia Lega e M5S ai ferri corti

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La testa ormai è tutta al voto europeo, e quel che sarà dopo è tutto da scoprire. Le tensioni elettorali nella maggioranza aumentano anche se ci si sforza di gettare acqua sul fuoco. Ma resta il fatto che il consiglio dei ministri della scorsa notte non ha prodotto niente se non un rinvio sui due provvedimenti bandiera degli azionisti di governo: il decreto sicurezza bis per la Lega, il decreto famiglia per i 5 Stelle. Temi su cui i toni non si sono affatto abbassati. Sul sicurezza i 5 Stelle dicono che ci sono dubbi del Quirinale, Salvini non ne è convinto ma intanto ha fatto cambiare una serie di punti (multe alle navi che non rispettano le regole e entrano nelle acque territoriali italiane ma niente multe per i soccorsi) e ora pretende che «come da accordi sia approvato prima del voto di domenica». Ma che si tenga un nuovo cdm è tutto da vedere. 
Ma anche i 5 Stelle hanno le loro grane: il ministro dell’Economia Tria ha detto esplicitamente che il decreto famiglia non ha i fondi di copertura, e così non può andare avanti. Di Maio si è indignato dicendo che è una decisione politica e i soldi ci sono, ma per ora è tutto fermo. 
Anche se Di Maio e Salvini hanno ripreso a parlarsi, il timore nella sede dell’esecutivo è che Salvini e Giorgetti stiano portando avanti delle manovre per far precipitare la situazione dopo il voto. Di Maio lo dice chiaramente: «La Lega cerca i voti per cambiare l'Europa o per una crisi di governo?». E riunendo i ministri pentastellati rivendica l’azione condotta fin qui dal governo e lancia la “Fase 2”, ricorda il tanto lavoro fatto dai ministri 5 stelle («su 10 provvedimenti varati 9 sono targati M5s»), ne elogia il coraggio «nonostante siamo spesso sotto attacco» e avverte l’alleato di governo: dica chiaramente se dopo le europee vuole far cadere Conte. Per quel che riguarda i pentastellati, «siamo pronti ad andare avanti per altri 4 anni», ma sia chiaro che dal 27 maggio «il Movimento 5 stelle non starà più zitto» di fronte alle «sparate leghiste».

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