Mirandola, rogo mortale ma è scontro politico

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C’è il lutto ma c’è anche uno scontro politico forte intorno al rogo di Mirandola. Due morti, una 84enne costretta a letto e la sua badante ucraina di 74 anni, e 20 feriti, tra cui il marito della vittima, sei bambini e altre tre persone rimaste intossicate in maniera grave. È il drammatico bilancio dell’incendio appiccato la notte scorsa alla sede della polizia locale di Mirandola, nel Modenese, con il fumo che ha invaso gli appartamenti ai piani superiori e ha sorpreso nel sonno i residenti. A causare il rogo sarebbe stato un giovane nordafricano, fermato dai carabinieri mentre si allontanava. Il 18enne è entrato alle 3 di notte negli uffici del Comando dei Vigili al pianterreno sfondando una vetrata e, forse spinto da risentimenti nei confronti dei vigili urbani per un provvedimento nei suoi confronti, avrebbe appiccato il fuoco ad alcuni arredi, dopo essersi impossessato di un giubbotto antiproiettile e di un telefono cellulare di servizio. Il giovane è stato bloccato dai carabinieri di Carpi a 100 metri di distanza: nel frattempo le fiamme si erano già propagate in tutti gli ambienti al piano terra dello stabile e hanno prodotto un’intensa coltre di fumo che ha saturato l’aria anche ai nove appartamenti al primo e al secondo piano della palazzina.  
Il giovane aveva numerosi precedenti e nei suoi confronti era stato emesso un ordine di espulsione. Ne è scaturito un caso politico. Il ministro Salvini, è subito intervenuto sulla vicenda: «Qualcuno vorrebbe riaprire i porti a finti “bambini” e accogliere tutta l’Africa in Italia per fare un dispetto a me? I porti con me sono e rimangono chiusi, noi di certa gente non abbiamo bisogno, di preziose risorse che danno fuoco ai palazzi e staccano le dita ai poliziotti, non abbiamo bisogno». «L’uomo aveva un decreto di espulsione non eseguito. Salvini è il responsabile del Ministero che aveva il compito di eseguire l’espulsione», replica Nicola Zingaretti, segretario del Pd. Per M5S si tratta di «un fallimento di Salvini sui rimpatri».

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