«Lo straniero non esiste, siamo i colori dell’arcobaleno»

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TV  Un viaggio nelle relazioni senza confini geografici. Un viaggio all’insegna della multiculturalità per capire il significo di “straniero”. Un viaggio che inizia  con un’affermazione: “Mogli e buoi dei Paesi tuoi”. E che subito dopo viene regolarmente smentita. Ogni mercoledì, alle 21,10 su laF (Sky 135) va in onda “Love me stranger” con Chiara Francini.

L’anno scorso era al timone di “Love me gender”. Ora “Love me stranger”: cambiate le priorità?
«La priorità è sempre l’amore, in tutte le sue sfaccettature: quello verso un uomo  una donna, verso un bambino, verso una religione o verso un lavoro».

Un amore sempre multiculturale...
«Certo: ho incontrato una giapponese che ha lasciato Tokyo per amore di un italiano, ma anche un rifugiato dal Gambia che si è innamorato della nostra lingua e poi della sua insegnante o  la prima avvocatessa italiana di origine araba che si occupa di diritti delle donne».

Qual è la storia che le è piaciuta di più incontrare? 
«Quella di Vitalik Viacherski, un bielorusso di 35 anni, e Silvia Falcone, 32enne romana: si conoscono da bambini quando Vitalik viene in Italia dagli zii di Silvia per una vacanza lontano dall’orfanotrofio in cui vive. Fra loro nasce un amore adolescenziale ma poi si perdono perché Vitalik non può tornare in Italia. Dopo 10 anni però ritrova Silvia che nel frattempo ha studiato il russo: iniziano una storia a distanza e dopo un inferno burocratico, Silvia riesce a raggiungerlo in Bielorussia. Ora hanno una bimba. Ho pianto tantissimo per questa storia. Con questo programma ho incontrato persone che mi hanno mostrato il loro percorso e che indossano le loro cicatrici come fossero medaglie».

Come le rughe per Anna Magnani...
«Esattamente.  Lo “straniero” non esiste. Ciascuno di loro è un colore e tutti insieme compongono l’arcobaleno della vita. Siamo tutti diversi, ma siamo tutti individui speciali. ciascuno a suo modo. Io non sarò mai la più bella o la più brava di tutte. Ma sarò sempre io, nella mia unicità».

PATRIZIA PERTUSO