A sette giorni dal voto tensione alle stelle

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ROMA Ultimi sette giorni prima del voto europeo e la tensione tra gli alleati di Governo raggiunge l’apice. Oggetto del contendere, la convocazione o meno di un ultimo Consiglio dei ministri, originariamente previsto per oggi, dove approvare gli atti da giocarsi negli scampoli di campagna elettorale. Salvini punta tutto sul decreto Sicurezza bis: «Non vedo l’ora di approvare un decreto che combatte camorristi, scafisti e teppisti, spero nessuno voglia perdere altro tempo - ha detto il vicepremier - non vedo perchè si debba rinviare il Consiglio dei ministri».

Parlamento chiuso

Ma Di Maio punta invece sul decreto che assegna un miliardo di euro risparmiato dal reddito di cittadinanza per sostenere le famiglie che fanno figli. A questo punto lo slittamento del Cdm a dopo il voto potrebbe servire ad evitare una resa dei conti senza ritorno. Intanto, per consentire ai parlamentari di partecipare alle iniziative sul territorio, resteranno chiusi sia la Camera che il Senato (con l’eccezione delle commissioni impegnate nell’esame del decreto Sbloccacantieri e del decreto Crescita). Ma non c’è solo il decreto Sicurezza. In gioco entrano anche l’Autonomia per Lombardia e Veneto e il decreto Famiglia: il primo bandiera della Lega, il secondo del M5S.

Autonomia e Famiglia

Ad attaccare a testa bassa è Luigi Di Maio, per il quale la fretta dell’alleato sull’Autonomia è quanto meno sospetta: «Mi sembra strana questa urgenza, mi sembra un modo per nascondere gli scandali di corruzione che hanno coinvolto anche la Lega». «I 5 Stelle la stanno tirando in lunga, non ho capito perchè - la replica di Salvini - il Veneto aspetta, la Lombardia aspetta, l’Emilia Romagna aspetta, ma altre sette regioni hanno chiesto più autonomia». Per Di Maio la priorità è invece il decreto Famiglia.

«Dio è di tutti»

«Credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso». Così il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. Il riferimento indiretto è al leader della Lega, Matteo Salvini, che sabato ha chiuso il comizio in piazza Duomo a Milano evocando i santi patroni dell’Europa, baciando il rosario e affidandosi «al cuore immacolato di Maria» che «porterà la Lega alla vittoria». In piazza si erano segnalati anche i fischi alla citazione del nome di Papa Francesco.

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