Judi Dench: «In Red Joan sono una traditrice eroica»

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ROMA Viveva dentro un’esistenza rigorosamente ordinaria nella sua casetta in un sobborgo alberato. Era come un esercito di donne anziane, capelli bianchi, peso in eccesso e poco più. O così sembrava. Almeno finché qualcuno non andò ad arrestarla, con l’accusa di aver consegnato segreti militari all’Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale, sotto gli occhi degli esterrefatti vicini. 40 anni di segreti stretti dentro, un’anima di ferro e la scorza di vera combattente. Era Melita Norwood, una scienziata, e in Red Joan (dal 9 in sala) avrà la faccia di Judi Dench che confessa: «Sono rimasta affascinata da questa donna apparentemente innocua e dal suo straordinario segreto di una vita. Una persona comune, che vive in una casa anonima e che, ormai molto anziana, viene individuata dall’M15 come l’anello mancante di un gruppo di spie di Cambridge».

Judi Dench, che cosa l’ha più colpita della storia?
«Il fatto che una persona comune possa essere coinvolta e risucchiata in qualcosa di veramente estremo, le ragioni per cui una ragazza possa essere coinvolta in quello che molti chiamano tradimento».

Fu eroismo o tradimento?
«Non voleva che l’atomica fosse ancora usata dopo Hiroshima e si convinse che passando ai sovietici i segreti che servivano per costruirla, la parità tra le due superpotenze avrebbe impedito a entrambe di usare la bomba. Come poi realmente avvenne. Fu eroica».

 

 

SILVIA DI PAOLA