Due cosette a chi critica il fenomeno Greta

  • CARLO BARBIERI

Leggo con una certa frequenza commenti critici su Greta Thunberg. Uno recente suonava più o meno così: “L’ultimo prodotto del circo mediatico è certamente questa ragazzina bionda con le treccine che denuncia, e su questo non si può che essere d’accordo, gli abusi vergognosi dell’uomo sul pianeta. Ora Greta interviene autorevolmente (?) sull’incendio di Notre Dame, ma sono convinto che la vedremo intervenire ancora su altri delicati problemi di politica internazionale, perfino sui vaccini e chissà che non ci possa dire qualcosa sulla decisione di Tria...” eccetera.   
Ma scusate: che i ragazzi siano le vittime di domani dell’egoismo e della stupidità degli adulti di oggi è un fatto evidentissimo. Perché, se gli adulti continuano a saccheggiare il presente, non dovrebbero intervenire su tutti i temi che  hanno un impatto sul loro futuro –se lo fanno in modo civile e certamente più serio e convincente di tanti adulti? A tanti sembra dare molto fastidio che una ragazzina possa diventare leader mondiale. Ma le proteste cercano sempre una persona-simbolo, e può succedere che a diventarlo sia una giovanissima: se ricordo bene , Giovanna d’Arco era leader a 14 anni.  Quanto al ruolo dei media, si sa: sono sempre a caccia di fenomeni che fanno audience. Ma i media li preferisco quando rendono virale il fenomeno Greta, piuttosto che quando cercano di convincerci che il problema dell’Italia stia nel suo ombelico e non in quello che avviene nell’atmosfera, in Africa o in Cina; o quando riescono a farci comprare il dentifricio che ci renderà il teschio con i denti più bianchi del cimitero. 

CARLO BARBIERI

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