La nostra storia sul web in 28mila targhe e monumenti

Alzi la mano chi sa che in via Armorari 4 nel 1918 c’era l’ospedale della Croce Rossa americana dove venne ricoverato Ernest Hemingway, ferito sul Piave dove combatteva come volontario, esperienza poi raccontata in “Addio alle Armi”. O che il primo bombardamento dal cielo su Milano non è stato nella seconda guerra mondiale, ma nella prima, il 14 febbraio 1916, quando uno  aereo austriaco scaricò le bombe in Porta Romana facendo 18 morti, ricordati in un monumento del 1923, familiarmente indicato dalla gente del posto “i tre ciucc” (i tre ubriachi) per la posa plastica.
«Sui muri e sui cippi sparsi per Milano e per tutta Italia è iscritta la nostra storia, ma pochi se ne accorgono». Una distrazione che ha spinto Edoardo De Carli, professore in pensione di italiano e latino a dedicarsi ad un’impresa titanica: catalogare in rete tutte le targhe, i monumenti, le pietre di inciampo, in tutto 28mila files, 1800 su Milano, che chiunque può consultare sul suo sito chieracostui.com.
«Ho iniziato nel 2000 quando ancora insegnavo al liceo Beccaria - racconta - quando dissi ai miei studenti di andare a rendere omaggio al Parini e mi resi conto che non avevano idea che ci fosse in Cordusio una statua del poeta. Quindi è iniziato così, li ho mandati in giro a fotografare lapidi per il sito del liceo che all’epoca ha avuto anche qualche sponsor e il logo del Comune». Col tempo il Comune ha tolto il logo, il liceo ha mollato l’impresa,  ma De Carli l’ha continuata in proprio, con più dedizione da quando è in pensione, un numero esponenziale di utenti e anche una quindicina  di collaboratori appassionati. «Ormai è un sito consultatissimo, citato da wikipedia e saccheggiato da chiunque faccia ricerca storica sui monumenti. Alla biblioteca Sormani mi hanno detto che anche loro lo usano a manbassa».
 Moltissime le curiosità: dalla targa del primo esperimento pionieristico di radio privata, Posto Zero Broadcasting nel 1925,  in via Santo Spirito, alla lapide che a Carloforte in Sardegna ricorda due sventurate, centrate sul balcone  da un missile sparato nel 1918 da un sottomarino tedesco e finito per sbaglio sulla terraferma. Alcune lapidi sono solo sul sito, come quella dell’antifascista Umberto Ceva, suicida per non tradire, che era in via Bramante 49 ed è sparita insieme al vecchio muro al posto del quale ora c’è un hotel nuovo. «Ma ormai la memoria passa dalla rete: se qualcuno guarda una targa lo fa online, perché per strada non le nota più nessuno».

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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