Arcand: «Il dio denaro ha vinto su tutto»

  • DENYS Arcand La caduta dell’impero americano

CINEMA Il protagonista è un fattorino che ha un dottorato in filosofia,un po’ di rabbia per la stupidità imperante e parecchia tristezza di vivere ma i soliti capricci del caso lo vedranno  in squadra  con una escort che cita Racine, un ex galeotto buono e forte nel far di conto e un avvocato d’affari che ama i paradisi fiscali. A cosa serve tutto questo? A gestire un mucchio di soldi che arrivano freschi freschi da una rapina. Ma la storia è un pretesto per raccontare ben altro, dato che a firmare “La caduta dell’impero americano” è il premio Oscar Denys Arcand, che con questo film conclude la trilogia partita col Declino dell’Impero americano e continuata con Le invasioni barbariche.

Arcand, qual è l’ultimo tema?
«Nel primo film era il sesso, nel secondo la morte e qui il denaro, legato alla constatazione che nella nostra società è il denaro ad aver vinto su tutto perché abbiamo allontanato la morte, messo il sesso in secondo piano ma il  denaro regna sovrano».

Non era già così negli Anni ’80 quando ha iniziato la trilogia?
«No, il denaro contava ma la gente pensava di più al diritto al piacere, alla libertà, alla fratellanza».

E oggi l’individualismo è tutto, come dice un personaggio del film?
«Sì e, se scegli l’indifferenza alla vita della comunità, il risultato è sul lungo periodo  l’indebolimento e la distruzione della società. E, in tutto ciò la stupidità è un vantaggio, come si vede dai tanti opinionisti che imperversano in tv, l’intelligenza un handicap».

 

 

SILVIA DI PAOLA