«Dililì a Paris racconta le disparità tra uomini e donne»

  • Dililì a Parigi Michel Ocelot

CINEMA Una bambina contro la barbarie. Che stavolta ha il volto della setta dei Maschi Maestri che nella Parigi della Belle Époque rapivano donne e bambine e sognavano una società di uomini in cui le donne fossero sottomesse, costrette a camminare a quattro zampe. La bambina è Dililì, una straniera di pelle scura arrivata in Francia nascosta su una nave. È quanto racconta Dililì a Parigi, cartone firmato dal maestro Michel Ocelot, che lo ha realizzato usando sue foto come scenografie dei suoi disegni.

Un gioiello che in sala sarà dal 24 e che Ocelot presenta a Roma e da dove ha visto dice lui: «Notre Dame bruciare e pensavo che tutto fosse finito e forse invece qualcosa si è salvato, ma ho il cuore e gli occhi a pezzi. Per fortuna ci sono le favole e l’animazione che è un  mezzo espressivo come la letteratura e non è per bimbi o almeno io non ho mai fatto film solo per bambini. E poi l’animazione è un cavallo di troia. Posso parlare di tutto, arrivo a tutti (anche se questo film non verrà mai mostrato a Teheran) e faccio piangere». Ma la storia da dove nasce? «Mi interessa il mondo e cerco sempre di esplorare qualcosa di nuovo. Stavolta è Parigi: qualcuno mi ha chiesto di fermarmi lì e ho pensato alla Belle Époque, epoca di rivoluzioni, ma volevo raccontare l’assurdità dello squilibrio tra uomini e donne nel mondo».

 

 

SILVIA DI PAOLA