Pmi, frenata brusca per imprese del Centro-Nord

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Il trend di crescita delle Pmi del Centro-Nord fa registrare una decisa accelerazione fino al 2017, con una piena uscita dalla crisi, pur rimanendo ampie le differenze regionali. Ma diversi indicatori nel 2018 vedono suonare significativi campanelli d’allarme, con aspettative per il 2019-2020 di una frenata ancora più brusca. È la fotografia scattata dalla quarta edizione del Rapporto 'Pmi Centro-Nord', curato da Confindustria e Cerved sullo stato di salute e le prospettive a breve e medio termine delle Pmi di capitali (tra 10 e 250 addetti) che operano nelle regioni più sviluppate del Paese. Le stime confermano il rallentamento dei principali indicatori di bilancio. Secondo le previsioni di Confindustria e Cerved, nel 2019 la crescita di fatturato e valore aggiunto delle Pmi analizzate dovrebbe dimezzarsi, con conseguenze evidenti sulla redditività: i margini dovrebbero crescere con tassi intorno all’1% e la redditività netta tornerebbe a contrarsi. Solo nel 2020 è prevista una debole ripresa degli indici.

Debolezza .    In questo quadro di "crescente debolezza congiunturale", il rapporto approfondisce tre possibili percorsi per il recupero di livelli più elevati di competitività: la capitalizzazione e la crescita dimensionale; l’apertura del capitale aziendale; la propensione all’esportazione. Ricette che sembrano particolarmente indicate per le imprese familiari, che costituiscono tuttora (con 100 mila imprese su 150 mila) la tipologia d’impresa prevalente, anche nelle regioni del Centro-Nord. L’ “apertura” di queste imprese all’apporto di capitali esterni può rappresentare una grande opportunità di crescita: molte di loro, infatti, possono essere classificate come “eccellenti”, con un potenziale di crescita inespresso eppure molto rilevante.

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