Iva, Flat Tax e Bilancio alla resa dei conti

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L’allarme è contenuto in poche righe, nero su bianco: per la manovra 2019, con la crescita fissata allo 0,2%, bisognerà trovare ingenti coperture per attuare le politiche promesse dal contratto di governo. E bisognerà capire come recuperare le risorse per disinnescare le clausole di salvaguardia su Iva e accise, che da sole valgono 23 miliardi di euro. Anche perché, se scattassero, la pressione fiscale schizzerebbe al 42,7% nel 2020 e 2021, dal 42% previsto per il 2019. È quanto scritto chiaramente nella premessa a firma del ministro Tria al Def 2019, approvato martedì sera dal governo. Si pensa a tagliare le detrazioni, e a dismissioni e privatizzazioni.
La priorità per il governo, secondo il vice premier Di Maio, è di non far scattare l’aumento dell’Iva, mentre per la flat tax, la sua entità dipende da quanto costerà alle casse pubbliche.
Intanto cresce in Italia il peso del fisco sulle buste paga dei lavoratori. L’Ocse ha confermato che il cosiddetto cuneo fiscale ha raggiunto il 47,9% sulla busta paga di un lavoratore single crescendo di 0,2 punti percentuali rispetto al 47,7% dello scorso anno. Si tratta del terzo livello più elevato tra i 36 Stati appartenenti all’area Ocse. Il cuneo per i nuclei familiari con due figli nei quali lavora solo una persona è invece pari al 39,1% a fronte di una media Ocse del 26,6%.
In un quadro congiunturale che resta all’insegna dell’incertezza, il direttore generale del FMI Christine Lagarde chiede maggiori sforzi ai singoli Paesi per contrastare un rallentamento generalizzato della crescita e riserva un ammonimento anche all’Italia: «Approviamo le intenzioni, ma quello di cui abbiamo bisogno sono misure identificabili credibili e misurabili».

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