La fragilità dei vecchi e la fibra delle badanti

  • Maurizio Baruffaldi

È una storia come tante. Una storia come tutte. La persona anziana sola e la sua badante. Rumena. Moldava. Ucraina. Soprattutto. Ci vuole fibra per resistere, e loro ce l'hanno. La donna dell'est ha un bisogno che supera qualunque umiliazione. Per questo si costringe a imparare una certa distanza; quando non una delicata scaltrezza. Perché per avere uno stipendio paga un prezzo altissimo: la tremenda lontananza dai figli e la convivenza con una persona che non la vuole, e che a volte la disprezza; una persona che è convinta che approfitti di lei, magari anche di essere lentamente derubata.

Eppure la badante deve muoversi come se quella casa fosse sua, e spesso violare anche una più profonda intimità, quella fisica. Vivere una tregua armata per sopravvivere. Posso parlare per esperienza, mia e di amici, l'età che abbiamo è quella che ci rende genitori due volte: dei figli e dei nostri vecchi. E ho visto che sono rarissimi i casi in cui si forma un legame affettivo, un affidarsi alle cure fiduciosi. La maggior parte delle volte l'anziano non autosufficiente non ha più nemmeno le forze emotive, per riconoscere una nuova figura “familiare”. La subisce e basta. Il suo è un ringhiare muto, rancoroso. La sua testa è una bolla nella quale rimbalzano pensieri carichi di passato remoto e di presente diffidente. Compreso il pensiero crudele che i figli lo abbiano abbandonato, nonostante la sua vita sia stata protesa verso i loro bisogni. Ci vuole una grande lucidità e un cuore robusto, per accettare serenamente che non possano fare altrimenti, che non possano vivere con lui, anche se soffrono con lui.

L'alternativa sarebbe stata una casa di cura. Ma quando lo hanno portato a visitarla la sua vista e il suo udito al lumicino hanno decifrato solo carrozzelle nel silenzio tombale e il lampeggiare di una televisione sempre accesa. Non riusciva a parlare. L'angoscia lo paralizzava. Tornato a casa era stato categorico,  prima di scoppiare a piangere. E ora sa che questa donna che parla male la sua lingua, con quel tono che a lui pare imperativo, è la cosa più preziosa che ha. Oltre alla fragilissima memoria.

MAURIZIO BARUFFALDI

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