Auto elettriche, Marcozzi "L’obiettivo vero è favorire il cambiamento"

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La mobilità elettrica sarà ancora protagonista a Roma dopodomani (al Wegil  di Largo Ascianghi 5), nel primo evento annuale promosso da Motus-E, l’associazione italiana costituita su impulso di operatori industriali, del mondo accademico e dell’associazionismo ambientale  per promuovere  la transizione dell’Italia dal monopolio dei veicoli alimentati con combustibili fossili verso mezzi sostenibili. «Il nostro obiettivo è quello di favorire il cambiamento, il motus appunto, nei trasporti e divulgare i benefici per tutta la comunità connessi alla tutela ambientale», spiega Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E.
Che cosa accadrà giovedì?
«Abbiamo voluto questo convegno per fare il punto della situazione a neanche un anno dalla nascita di Motus- E. Sarà un momento di confronto e networking di tutta la filiera sulla mobilità elettrica. Un momento pensato anche e soprattutto per dare spazio alle start-up, in un’ottica di accelerazione della transizione verso l’emobility».
A che punto è l’Italia?
«C’è molto da fare. Siamo indietro sull’utilizzo di emobility. Da noi le auto elettriche sono 20 mila contro 38 milioni di veicoli a combustibili fossili. Inoltre mancano all’industria 300 mila periti meccatronici. Per questo abbiamo coinvolto start up e università. Ci vuole una conversione dei modelli scolastici e accademici».
Ci sono poche auto elettriche perché costano molto e non ci sono le centraline per ricaricarle.
«È vero, adesso il costo medio per un’auto elettrica si aggira sui 35 mila euro, ma posso anticipare che entro 18 mesi, il prezzo scenderà sui 30 mila. È un passo importante. Le grandi case automobilistiche stanno investendo sull’elettrico  e naturalmente se il mercato risponderà anche i costi diminuiscono».
Che giudizio date sull’ecobonus?
«Siamo contenti dell’ecobonus: è un buon segnale da parte della politica, ma comunque crediamo che l’industria debba camminare sulle proprie gambe. Ci sono però tante lacune: ad esempio ci sono milioni di fondi non utilizzati dalle regioni a causa di mancanza di competenze e burocrazia. Sul fronte degli enti locali è un disastro, nel senso che non esistono linee guida valide per tutti, ognuno fa come vuole e come può». 
Come vengono smaltite le batterie vecchie?
«Oggi siamo a un livello di recupero dei materiali  delle batterie pari all’80%. Quota che crescerà grazie alla ricerca».
Qual è il vostro prossimo obiettivo?
«Il prossimo anno sarà dedicato soprattutto alla creazione di una filiera dell’auto elettrica tutta italiana. Le competenze industriali ci sono già, bisogna quindi concentrarsi sul progetto di raccordo  di tutte le varie fasi della produzione  e di valorizzazione delle nostre risorse».

Valeria Bobbi