«Cantiamo l’amore e le nostre vite»

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ROMA «Dopo il successo del disco “Marassi” abbiamo iniziato a sentire la necessità di tracciare un bilancio. Da lì è nata l’esigenza di raccontarci tramite  nuove canzoni. Ci siamo rinchiusi in studio e abbiamo iniziato ad aprirci l’un l’altro, discutendo su cosa raccontare di noi e delle nostre esperienze, Così è nato “Corochinato”». Con queste parole Maurizio Carucci, voce e frontman degli Ex-Otago presenta l’album al centro del concerto che la band genovese terrà mercoledì alle 21,30 all'Atlantico.

Qual è il filo conduttore del disco? 
«L’amore, in tutte le sue sfumature, ma  anche la voglia di raccontare quello che accade nelle nostre vite, in modo semplice. È un album decisamente “notturno”, la notte porta sempre con sé un qualcosa di magico».

Quali sono le novità rispetto ai vostri lavori precedenti? 
«Tendiamo da sempre a prestare maggiore attenzione ai contenuti più che focalizzarci sulla ricerca accurata di un genere e suono preciso. Ogni album è un mondo a sé, con la sua storia e le sue sonorità. Un elemento di novità in “Corochinato” sono le sonorità provenienti dagli anni Novanta».

È il vostro sesto album: come è cambiato nel tempo il vostro rapporto con la forma-canzone? 
«Dopo 15 anni di carriera ammettiamo che qualche volta ci viene la paranoia di avere fatto e detto tutto quello che potevamo. Invece “Corochinato” e l’esperienza a Sanremo sono stati la dimostrazione che abbiamo ancora tanto da raccontare. Potremmo definire il nostro rapporto con la forma-canzone come un legame che diventa sempre più intenso e profondo».

STEFANO MILIONI

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