L'ultimo imperatore di un impero che non c'è più

  • Maurizio Zuccari

Se ne andrà con la sua zazzera grigia, il faccione tirato e il doppiopetto in tinta. Se ne andrà facendo ciao con la manina, come nelle cerimonie pubbliche introdotte nel cerimoniale di corte. 
Se ne andrà presto, Akihito, e sarà l’ultimo imperatore – in senso lato, non ce n’è altri al mondo – a farlo, per conto suo.

Una novità per il Giappone, che aveva visto l’ultimo tenno uscire di scena di sua sponte ai primi dell’‘800, ben prima che le navi del commodoro Perry costringessero il paese ad aprire i suoi porti agli Usa e all’Occidente. Altri tempi. Primo imperatore “laico”, rivestito cioè di natura umana e non divina, come suo padre Hirohito fu costretto a concedere ai soliti americani per non perdere il posto, Akihito ha deciso che a 85 anni suonati pure un imperatore può farsi da parte, al pari di un papa. Abdicare e godersi titoli e pensione. Heisei Tenno, come sarà ricordato, è l’ultimo imperatore d’un impero che non c’è più, né più sarà. Scampato fuori Tokio ai bombardieri Usa, il figlio di Hirohito, graziosamente lasciato da Mc Arthur al suo posto, ha regnato trent’anni. Dando ai suoi sudditi il più lungo periodo di pace del Giappone. Un’era, la sua, contrassegnata dalla pace ma anche da calamità – disastri nucleari, maremoti e terremoti – col monarca non più divino a correre tra la gente, sui luoghi della guerra che l’ha visto bambino. 

Suo figlio primogenito, Naruhito, avrà le stesse incombenze e una sfida in più. Governare al modo più antico del mondo il mondo nuovo, un paese all’avanguardia. Stare in equilibrio sul futuro, tra la nascente potenza cinese e la calante supremazia Usa, facendo digerire a un ex impero fattosi pacifista suo malgrado il ritorno alle armi, bandito dalla Costituzione, su comando dei vecchi padroni d’Oriente. E darsi a qualche compito di belle lettere, come d’uopo a corte, sulla scia dell’augusto padre, esperto di pesci.

MAURIZIO ZUCCARI

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