Massimo Popolizio: «Ibsen non teme il tempo»

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ROMA «Non credo che Ibsen volesse semplicemente dar vita ad una provocazione contro il conformismo del ragionar comune. Penso invece che abbia utilizzato l’escamotage dell’ecologismo per parlare degli squilibri che esistono in certi rapporti di forza. E la sua piccola comunità rappresenta una pars pro toto per un discorso molto più generale».

Così Massimo Popolizio descrive “Un nemico del popolo”, fino al 28 aprile al Teatro Argentina.

Una delle battute finali recita: “Un uomo forte deve rimanere da solo”. È  questo il destino di una persona illuminata oggi? 
«Di fronte alle ingiustizie, hai due possibilità: o sei solo e triste, o sei solo e combatti. Come il protagonista, io preferisco quest’ultima. Credo in un filo rosso che lega tutti gli uomini coraggiosi di questo mondo».

Come si rende un testo di 125 anni fa così moderno? 
«L’essere sempre attuale è un pregio che esula dalla data di scrittura di un’opera. Il discorso è andare dritti al nocciolo di una questione: quando lo si fa bene, certi assunti possono resistere per sempre».

Ha scelto Maria Paiato per il ruolo maschile del suo antagonista. Perché? 
«Perché la figura del Sindaco è una figura molto particolare e aveva bisogno di una caratterizzazione per la quale credo che Maria sia  perfetta. E poi lei è un attrice che non ha paura delle sfide».

DOMENICO PARIS

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