La Critical Mass è un granello di futuro

  • Maurizio Baruffaldi

L’aria nelle città è tossica. Il gran bordello nel quale ci immergiamo ogni volta che saliamo in macchina è il problema. La Icct, organizzazione no profit che scoperchiò Dieselgate, ci pone al nono posto mondiale per i decessi causati da gas e polveri sottili. A Torino e Milano ne muoiono rispettivamente 23 e 25 ogni 100mila abitanti, colpevoli di respirare. Usare altri mezzi è obbligatorio.  Quella marea di ragazzi che ha riempito le piazze non chiedeva altro che scelte ecologiche. Perché avanti così, sbattiamo contro un muro. Ecologico su asfalto non significa fare i fighetti alternativi, ma gli spaventati guerrieri.

Chi va in bicicletta in città lo sa: un po' si combatte, per portare a casa la pellaccia. Le piste ciclabili sono mozziconi, ci entri e ci esci dopo venti pedalate, e ributtarsi in strada è una scommessa. Ma da noi regna un paradosso tragico: chi va in bici sta sulle huevos alla maggioranza.  Ora: solo un pirla non riconosce che la vita ti strappa dalle buone intenzioni, per sopravvivenza, ma chi pedala resta un amico di tutti. Infilatevelo nella testa! Anche quello che ti fa incazzare perché sale il marciapiede, o gira con il rosso, è un granello di futuro. Ed ecco il paradosso tragico: in quella Torino in classifica per decessi da aria malata, è stata mandata  polizia  contro un manipolo di ciclisti che fermavano il traffico; certo, ai Critical Mass piace spingere, fare gli antagonisti, ma erano armati solo di fragili e bellissime biciclette. E il traffico era serale. Interruzioni e imprecazioni ne succedono a iosa, ma questa volta il corpo della sicurezza è sceso in campo come ci fosse una manifestazione dell'Isis. Con cattiveria.

Temo che tutto questo fare voce tonante per la sicurezza sia solo una strategia del consenso, banale quanto efficace: prendi una categoria che sta sulle uova a tutti e la bullizzi sotto gli applausi del popolino che esulta: la casta, gli immigrati, i gay, i comunisti, i professoroni, i giornaloni e adesso i ciclisti. Ma la Resistenza in questo paese è già stata fatta. E si muoveva sui pedali. 

MAURIZIO BARUFFALDI

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