Greta, i ragazzi e il nemico "vero"

  • Maurizio Baruffaldi

Tutti in manifestazione e lei in classe. Erano solo in nove. Ma l'interrogazione era programmata da un po', doveva rimediare a un'insufficienza, non entrare in classe avrebbe creato un'interpretazione ambigua. Ha quindi studiato, imprecando a ogni messaggio di chi, dei suoi amici e compagni, confermava la bigiata per “il bene del pianeta”. 

Poi l'interrogazione è stata strana, quasi un duello, e lei ne è uscita malconcia. Una frustrazione doppia. Per un voto di cacca, aveva mancato un appuntamento con quella che lei vive come “la Storia”. 

Però. Quando le chiedo di spegnere le luci, perché siamo a tavola e non serve che la casa sia illuminata come durante un party, sbuffa e dice - Cosa vuoi che sia per un po' di luci, voi siete fissati! -. Quando chiudo il rubinetto che sta andando senza un perché divento quello pieno di menate assurde. 

Il novanta per cento dei ragazzi meravigliosi che hanno riempito le piazze vive lontano dal concetto in questione. O meglio, ha ben altro in testa. Greta Thunberg è una figura aliena, potente e minuscola; un atomo di verità, parafrasando un bel libro di Marco Damilano. Funziona così da sempre: c'è chi trascina, e chi fa massa, che diventa energia. 

Perché la stragrande maggioranza delle persone si interessa solo di cosa vicinissime e spicce, da giardino di casa. Tutte le conquiste di energia alternativa, raccolte differenziate, fino ai sacchetti biodegradabili, fondamentali per salvare questo povero pallone schiacciato ai lati, sono state imposta da pochi, e vissute con fastidio e indifferenza. Quando non con odio e sarcasmo. 

Il vero nemico del futuro prossimo di quei ragazzi scesi in piazza non sono le multinazionali, o le “elite” dei paesi occidentali, ma paradossalmente proprio quel popolo la cui voce invochiamo. Una voce che non ha visione d'insieme. E che sa inquadrare solo il presente. Per il futuro, chiedere altrove.

MAURIZIO BARUFFALDI

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