La testa del pesciolino e la coda del tonno

  • CARLO BARBIERI

Una ragazzina svedese di 16 anni riesce a mobilitare le coscienze sull'incombente disastro climatico che rischia di rubare il futuro ai giovani. Un uomo di 28 anni in Nuova Zelanda fa strage di musulmani riuniti nella preghiera del venerdì. Da una parte un'appassionata denuncia all'insegna dell'amore intergenerazionale, dall'altra la folle teorizzazione dell'assassinio in nome dell'odio per chi "non è come noi". 

Due vicende molto diverse, ma che hanno in comune la globalità. È globale infatti l'appello della sedicenne, che ha portato  milioni di ragazzi e adulti in piazza per reclamare il diritto a un pianeta vivibile. Ma è globale pure la strage della Nuova Zelanda: perché l'assassino è australiano, ma anche per i riferimenti che lui stesso fa al "problema mondiale" dell'immigrazione e a "eroi" della lotta razzial-religiosa, fra i quali menziona Luca Traini, l'italiano che a Macerata sparò a sei immigrati.

Sarà così sempre di più. Tutto è collegato. Se qualcuno pensa ancora che possiamo vivere felici e contenti nel nostro castelluzzo, cercando il futuro nel nostro ombelico, sbaglia. Ormai lo sappiamo: una legge promulgata in Usa può mettere in crisi l'industria automobilistica tedesca e, dal momento che le forniamo componenti, causare licenziamenti in Italia. L'esplosione di una centrale nucleare in Ucraina provoca morti per tumore in casa nostra; la plastica che finisce nel Pacifico ce la ritroviamo come microplastiche nel tonno che mangiamo. Non possiamo influenzare il nostro destino se non attraverso una visione strategica, cooordinata e condivisa con altri paesi.

Un proverbio dice: “meglio testa di pesce piccolo che coda di tonno”. Non è vero, perché il pesce piccolo è mangiato dal tonno. In questo mondo interdipendente, per contare bisogna essere grossi. E qui entra in ballo ciò che dovrebbe essere l'Europa. Che, non a caso, i paesi-tonno vorrebbero fosse una semplice accozzaglia di paesi-pesciolini. 

 

CARLO BARBIERI

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