L'esperienza salutare dello smartphone spento

  • Maurizio Baruffaldi

Succede perchè sbagli, o dimentichi. Poi decidi che doveva andare così e per l'intero weekend non accendi lo smartphone. Lo puoi fare anche perché non sei a Milano, ma in un breve stacco vacanziero. Il primo giorno la mano destra si muove ancora verso la tasca. Lo fa da sempre, anche senza il bip di una notifica: è l'istinto del cowboy verso la fondina della pistola. Ma non è legittima difesa, è inutile smanetto social, un articolo suggerito, le probabili formazioni... Una chiara dipendenza, la più diffusa.

E devi imparare a resistere alle sirene come Ulisse, perché anche tu sei Nessuno. Il secondo giorno sei più leggero. Cammini senza sosta, ti accorgi di personaggi e angoli, e anche se ti mancano le cento foto che avresti fatto, pensi che li riesumerai dalla memoria. Quella che ti resta. Quando avresti voluto documentarti sulla strada per arrivare al mercato del pesce, con un microcartina te la sei cavata. E nella Tomba di Galerio, un mausoleo di forma circolare dove ti sei infilato pagando il prezzo simbolico di un euro, hai intonato senza vergogna Luci a San Siro, sotto lo sguardo divertito di una coppia di greci, e le parole si sono aperte rotonde come in una grande ola. Acustica sublime.

Sei beatamente fuori dal mondo che non sia quello davanti ai tuoi occhi. Sulla strada verso l'aeroporto tua moglie ti dice che sei più tranquillo e divertente "senza quel cellulare sempre in mano", lei che lo usa solo alla bisogna, come telefono e non come protesi. Durante il decollo soffri, è più forte di te: lo staccarsi dal suolo, e poi lo spingere dell'aereoplano fino a quella linea altissima nel cielo ti fa sentire in balia: nulla dipende da te, e non ti piace. Anche l'atterraggio ti tiene in tensione, monitori la capacità del pilota di addolcire l'impatto, e ti unisci all'applauso dei passeggeri. Più liberazione che apprezzamento. Solo quando accendi la radio in macchina, nella strada verso casa, scopri la tragedia dell'aereo crollato quella mattina dopo pochi minuti di volo. E il cellulare lo lasci morto.

MAURIZIO BARUFFALDI

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