I baby delinquenti e l'età dell'innocenza

  • CARLO BARBIERI

“Minorenni (di 13 e 17 anni) danno fuoco a un barbone”. “Torre Annunziata: una banda usava bambini sotto i 14 anni come spacciatori”. Ci abbiamo fatto caso tutti: quello dei baby-criminali è un fenomeno in crescita. Ma siamo sicuri che le leggi che abbiamo vadano ancora bene? I reati commessi da ragazzi fra i 14 e i 18 non compiuti sono giudicati dai Tribunali dei Minorenni,  che hanno all'interno esperti dell'età evolutiva, e giudicano tenendo conto del grado di maturazione psichica dell'imputato. Ma perché un ragazzo in questa fascia deve godere anche, e automaticamente, di una attenuante dovuta all'età? Mettiamo che un delinquente abituale commetta un reato a 17 anni, 11 mesi e 29 giorni. Vi sembra giusto che goda dell’“attenuante anagrafica” che però viene negata a un soggetto che non ha alle spalle precedenti penali ma ha compiuto 18 anni il giorno prima?
La situazione è ancora più assurda  sotto i 14 anni. Questi sono assolutamente non imputabili. In sostanza, sotto i 14 anni si ha la licenza di uccidere. 
Una volta a questa età si era ancora bambini innocenti; ma oggi la frontiera dell’età innocente è arretrata, specialmente nelle periferie degradate dove la delinquenza ha creato vivai in cui si entra anche prima dei dieci anni.  
Insomma: se sottoponiamo gli adulti ad accertamenti per capire se quando hanno commesso un reato erano in normali condizioni psichiche, perché non dovremmo fare lo stesso per vedere se il "grado di maturazione" fra i 14 e i 18 non compiuti è tale da far guadagnare l'attenuante anagrafica? 

CARLO BARBIERI

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