Chiasserini: in manette la cricca delle ecoballe

  • Milano

Ambiente L’hanno chiamata “Velenum” l’indagine sulle 37 mila tonnellate di rifiuti  smaltite illegalmente, nata dal rogo del 14 ottobre scorso in via Chiasserini, che ieri ha portato la Dda di Milano ad emettere 15 ordinanze di custodia cautelare. In manette – per traffico illecito di rifiuti, gestione di rifiuti non autorizzata, intestazione fittizia di beni e calunnia – sono finiti imprenditori e amministratori di società operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento delle ecoballe. Primi fra tutti, i vertici della Ipb Italia srl, la società che aveva affittato il capannone alla Bovisasca, il cui amministratore è ritenuto «promotore e organizzatore del traffico». Per gli investigatori, la banda avrebbe movimentato almeno 37 mila tonnellate di rifiuti – in maggioranza provenienti dalla Campania, una novità – con un giro d’affari di un milione di euro. «Per dare un’idea del volume, le ecoballe avrebbero riempito un campo da calcio in tutta la sua area e per l’altezza di 5 piani», ha spiegato il capo della Mobile, Bucossi. Per il capo della Dda Dolci, «è altamente probabile» che l’incendio del 14 «sia servito per smaltire illegalmente» gli stessi rifiuti «per i sopravvenuti ostacoli (...) a trasferirli in altri siti, oppure a nascondere le prove del traffico dopo il sopralluogo di pochi giorni prima della Polizia Locale». Oltre a via Chiasserini, la banda aveva affittato  capannoni a Fossalta di Piave (Ve), a Meleti (Lo) e Verona. «Le indagini sono ancora in corso e questa è solo una piccola parte del lavoro» ha detto Dolci. 

 

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