Zaniolo si racconta dal futuro incerto alla Champions

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CALCIO «Io nuovo Totti? Fare paragoni con lui è davvero una forzatura. Sono onorato anche solo dell’accostamento, ma io ancora non ho fatto niente. Io sono timido, mi vergogno anche a parlarci e per questo non gli ho mai chiesto consigli. E’ venuto lui a darmeli. Giocando in squadra con De Rossi e Florenzi, o vedendo a quello che ha fatto Totti, capisci quanto si può essere attaccati a questa squadra e a questi tifosi. Sarebbe un sogno fare le stesse cose». Così Nicolò Zaniolo si racconta in una lunga intervista al sito ufficiale della Roma. «Sono cambiate le attenzioni nei miei confronti. E anche nei confronti delle persone che mi stanno attorno. Però voglio che si parli molto di più di me - ha aggiunto - e di quello che faccio in campo, rispetto a quello che c'è fuori. A me piace molto il calcio, questa è la mia passione. Sono contento della mia stagione e spero che continui così». Zaniolo ha poi ammesso che «il mio idolo è sempre stato Kakà, mi appassionava il suo stile di gioco, era bello da vedere quando toccava il pallone».

 A diciotto mesi di distanza, dopo essere passato per l’Inter, è arrivato l’esordio in Champions League contro il Real Madrid. «Il mister fece la riunione tecnica alle 11. Non annunciò la formazione, ma mi disse che voleva parlarmi a fine riunione. Lì mi comunicò che avrei giocato - ha ricordato - mi chiese se ero pronto. Io gli ho detto di sì. Invece di riposare, sono stato tutto il giorno in camera a guardare il soffitto. Poi una volta arrivato allo stadio, ho pensato solo a giocare e a fare quello che sapevo. Quando sei in campo pensi solo a quello». Sul rapporto con i compagni di squadra e chi lo ha aiutato, Zaniolo ha concluso: «Dove ti giri ti giri ci sono i campioni. Mi ispiro ai più esperti, ai senatori, a De Rossi, Manolas, Kolarov, Dzeko. Sono i miei esempi».

 Nel ripercorrere le tappe principali della sua vita, il giovane giallorosso ricorda a che età ha capito che avrebbe fatto il calciatore professionista. «Non saprei, ho sempre pensato a divertirmi e a giocare. Nella mia carriera tra le giovanili non ho avuto certezze, anzi - ha detto - più delusioni. Non c'è un momento in cui ho pensato "ce la faccio". Nemmeno adesso ci sto pensando, ti dico la verità. Voglio solo allenarmi e giocare». Sull'esordio assoluto fra i professionisti, in Serie B con la Virtus Entella, Zaniolo ha detto: «A Benevento, un giorno prima del compleanno di mio padre, è arrivato l’esordio. È stata un’emozione incredibile, non ci credevo: era passato meno di un anno dallo scarto della Fiorentina e stavo esordendo tra i professionisti».

A proposito della Fiorentina. «Ho iniziato al Genoa e poi sono andato alla Fiorentina, partendo con gli Esordienti. Sono arrivato fino agli Allievi e alla preparazione estiva con la Primavera. Poi mi hanno comunicato che non c’era posto per me…». Momenti bui che tutti i calciatori vivono prima o poi nella loro carriera. A Nicolò è successo subito, e ha pensato anche di smettere: «Sì. Nel primo mese alla Virtus Entella. Ero in Primavera e non giocavo, dovevo ancora ambientarmi, ero arrivato a preparazione già finita. Mi ritrovai nel bar di mio padre a La Spezia, che piangevo. Gli dicevo «se non riesco a giocare qui, forse devo fare qualcos’altro nella vita». E lui mi rispose: «Fai l’ultima settimana, a mille, fatta bene, senza pensare». L’ho fatta e da lì non sono più uscito».

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