Chi è Marina Granovskaia la lady di ferro che silurerà Sarri

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CALCIO Mentre l'Italia del pallone si scopre una volta ancora maschilista con la pioggia di intemerate verso Wanda Nara «che non capisce di calcio» ma ha in pugno l'Inter (allenatore, squadra e dirigenti) il marito, l'ex marito e tutta la stampa sportiva, in Inghilterra, a Londra, sarà proprio una donna domenica a decidere del destino calcistico di Maurizio Sarri. Una donna temutissima, su cui nessuno fa più battute da un pezzo. Marina Granovskaia. 

Su di lei le leggende si sprecano. Di sicuro c'è che ha 44 anni ed è la longa manus di Roman Abramovich, il magnate russo proprietario del Chelsea. Abramovich le ha dato il club chiavi in mano: e Marina - la quinta donna più potente del calcio secondo la rivista Forbes - gestisce il suo potere con pieni poteri esecutivi. È un monarca assoluto. Di sicuro c'è che è molto riservata: mai una intervista concessa, account Facebook chiuso e sepolto nel 2007, vita mondana non pervenuta (solo party blindati, a quanto pare). Di sicuro c'è che è più dura della roccia: la leggenda narra che, quando per accontentare Mourihno mise il rinnovo del contratto al ribasso sotto al naso di John Terry, bandiera del club per vent'anni, gli disse «firma o levati dalle palle». E John Terry, il capitano, abbassò lo sguardo e si affrettò a firmare.

I giocatori non hanno paura di lei. Hanno terrore.  Perchè da 20 anni dalla parti di Stamford Bridge è lei a decidere il destino sportivo dei calciatori: tu resti. tu vai via. Compro questo, compro quello. Prezzi, affari, rinnovi. Agli altri non resta che la palla, come ai bambini. Non ci sono discussioni, se Marina non vuole. E non ci sono torme di procuratori ronzanti a proporre affari perchè lei di solito sa già chi comprare. La zarina di Murmansk non interpella: ordina. Maurizio Sarri, tanto per capirci, si è ritrovato in squadra Christian Pulisic, ventenne acquistato da lei per 64 milioni dal Borussia Dortmund, e non ne sapeva niente.   

Con Antonio Conte il feeling non è mai scattato. Tanto che, riportano i tabloid sportivi d'Oltremanica, dopo un annetto i due si parlavano per interposta persona: di solito era lui a formulare richieste e lei a non rispondere. Il piatto forte di Marina sono le trattatve, dove ha la fama di squalo, ma forse ancora di più lo sono i bilanci, che solitamente riesce a chiudere in attivo: merito di un’attenta politica di plusvalenze, acquisti mirati e cessioni milionarie. Per questo Abramovich ha una fiducia cieca in lei.

Certo Marina ci sa fare anche con le nidiate di giovani, a voler essere precisi. Nel 2012 ha messo su un complicato sistema di prestiti che in Italia, dove tutti si sciacquano da decenni la bocca con i giovani, ce lo sogniamo: serve ai calciatori in erba più forti per formarsi fuori Londra  e poi di tornare in Blues con più esperienza: difesa e valorizzazione del capitale, in pratica. Nel Vitesse, squadra olandese retta da un altro Abramovich's friend (Alexander Chigirinsky) vengono solitamente spediti i giovani del Chelsea. Vanno e tornano: quando lo dice Marina, però.

Come sono lontani i tempi in cui, appena laureata all'Università di Mosca, era il 1997, entrò nella Sibneft, colosso petrolifero con cui Abramovich lavorava.

Lei mandò via Mourinho, trattando lo Special One come un normalissimo dipendente, lei convinse il capo a farlo tornare: salvo mettere di nuovo alla porta il portoghese appena ricominciò a parlare troppo e troppo spesso (senza buoni risultati). La notizia, adesso, è che ha accettato la richiesta di Maurizio Sarri di avere Higuain. Tutti se ne sono stupiti, a Londra, perchè la regola aurea al Chelsea è «mai un giocatore di 30 anni». Se ha fatto questo strappo è stato per tendere un amano all'allenatore italiano, che però sta dando scarsissimi risultati. Mano che potrà ritirarsi domenica, se in finale di Carabao Cup il Chelsea dovesse perdere nuovamente contro il Manchester City.
Perchè si sa, al Chelsea Marina dà, Marina toglie.
 

 

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