Ama, clima di incertezza per l'inchiesta della procura

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ROMA «Preoccupati no, incazzati sì». Il direttore generale del Comune, Franco Giampaoletti ha commentato così l’inchiesta della procura che lo vede indagato assieme ad altri due dirigenti capitolini per tentata concussione, al termine del braccio di ferro tra Campidoglio e Ama per l’approvazione del bilancio dell’azienda, bocciato dal Comune. E nonostante l’avviso di garanzia, il dg capitolino ha incassato ieri il pieno sostegno della sindaca Virginia Raggi.

L’indagine
L’inchiesta gira intorno 18 milioni di euro relativi alla gestione dei servizi cimiteriali da parte di Ama, inclusi da 10 anni nei conti della partecipata, negati però dall’amministrazione pentastellata.

Ieri in commissione trasparenza Giampaoletti ha spiegato che nel marzo 2018 era stato firmato l’ultimo contratto di servizio tra Comune e ama servizi cimiteriali: 10 milioni per servizi come tumulazioni ed estumulazioni, più 5 milioni per la realizzazione di servizi. Fondi che secondo Giampaoletti Ama avrebbe dovuto rendicontare al centesimo per poi essere rimborsata. Un eventuale aumento dei costi era previsto, ma solo in caso di inefficienza, mentre secondo la versione di Giampaoletti Ama avrebbe inserito nei 18 milioni complessivi la voce “maggiori spese”, come era di fatto avvenuto negli ultimi 10 anni, realizzando opere ricorrendo alla “somma urgenza” e non ad appalti a gara pubblica, che avrebbero consentito risparmi.

Sulle sorti di Ama è intervenuta anche la sindaca Raggi, che ieri ha assicurato: «L’azienda è e resterà pubblica al 100%». Ma in molti restano perplessi su una bocciatura del bilancio che poteva essere evitata e che di fatto apre a scenari incerti sull’azienda che gestisce i rifiuti dei romani. Le opposizioni ieri hanno chiesto le dimissioni di Giampaoletti, ma anche un’autorevole esponente dei 5 Stelle, Roberta Lombardi, ha sottolineato come l’inchiesta giudiziaria pone un problema politico e di legalità

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