La danza, la passione e il sacrificio

  • LA STORIA

ROMA Fino alle 13:15 di ogni giorno la vita di Emma di Gregorio, 10 anni, di Rieti,  è uguale a quella di una qualunque bambina della sua età. Sveglia alle 7, colazione e poi di corsa via a scuola con mamma e papà. Ma quando suona la campanella di fine lezione, allora la sua esistenza si trasforma e quasi come una magia, la piccola alunna  diventa una farfalla. Perché mentre le sue coetanee tornano a casa per pranzare e fare i compiti etc etc, lei sale in macchina e dopo aver mangiato velocemente un panino, riapre subito i libri per finire i compiti al più presto, mentre la mamma guida. Destinazione Roma,  Scuola di danza del Teatro dell’Opera, fucina dei nuovi talenti del balletto, diretta da Laura Comi.
Lezione dalle 16 alle 20, tutti i giorni dal lunedì al sabato. Poi la sera ritorno a Rieti intorno alle 21:30 e il giorno dopo si ricomincia. E spesso neanche la domenica  è dedicata al riposo: ci sono gli stage di danza, le gare. Eppure la parola stanchezza è qualcosa che stride con l’energia e la passione di questa bambina, sempre tranquilla, e contenta di raccontarci come vive quello che anche per una persona grande sarebbe di certo come minimo molto impegnativo. E infondo, vien da pensare, che il dono più grande per lei non sia il talento nella danza, ma la sua ferrea determinazione.

Quando hai deciso di voler andare alla scuola del Teatro dell’Opera di Roma?
«Erano diversi anni che praticavo la danza. Mi piaceva sempre di più. Sono io che ho scelto di voler andare alla Scuola del Teatro dell’Opera, mia mamma all’inzio pensava che fossi troppo piccola, poi alla fine la mia insegnante di danza l’ha convinta».
 
Eravate in tante alle selezioni?
«Oltre 100 bambine per una classe di 15 alunne. All’audizione ero un po’ spaventata, ma poi è andato tutto bene».
 
Come è stato l’inserimento nella nuova scuola?
«È filato tutto liscio da subito: le altre bambine sono state molto accoglienti con me e mi sono sentita subito a casa».
 
Non ti pesano mai le tante ore di allenamento, i viaggi, la competizione, le tante rinunce che questa vita porta con sé?
«No, affatto. Adoro ballare. È la mia grane passione e spesso quando la sera torno a casa, mi ritrovo di nuovo a ballare dentro la camera, tanto che mia nonna spesso mi chiede: “Ma ancora non ti basta?”».
 
Il tuo sogno nel cassetto?
«Diventare un’etoile, come Svetlana Zakharova (ballerina ucraina di danza classica, prima ballerina assoluta del Teatro Bol'šoj di Mosca, ndr).
 
Riesci a immaginare la tua vita senza la danza?
«Proprio no».
 
Continuerai a viaggiare?
«No, tra uno o due anni mi trasferirò a Roma. Ci sono delle case famiglie proprio per noi allieve. Certo, mi mancherà mamma, però non  è lontano. Quando voglio, verrà a trovarmi».

VALERIA BOBBI

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