«Vivienne? Una ribelle contagiosa e anti-sistema»

  • Westwood

CINEMA Tutte le rivoluzione di Vivienne. Da quando a 17 anni arrivò a Londra a quando la sua vita, alla metà dei ’60, cambiò dopo l’incontro con Malcom McLaren, impresario e manager dei Sex Pistols, a quando il loro negozio a Kings Road lanciò il genere punk e una cultura popolare rivoluzionaria a quando nei successivi 40 anni tra problemi economici e attacchi dei media si impose come un’icona culturale nell’universo della moda ad oggi che il brand Westwood non è da meno di Gucci, Dior, McQueen, anche se solo Vivienne si distingue perché possiede e gestisce direttamente il suo impero, indefessa alla faccia dei suoi 77 anni.

Tutto questo nell’imperdibile Westwood di Lorna Tucker dal 20 in sala che cavalca annate e desideri, rivoluzioni e marketing, fashion e campagne come attivista per Greepeace, il tutto attraverso lo sguardo di una donna, parola di regista, «sempre pronta a combattere per quello in cui crede e ad andare controcorrente, una donna che impiega la stessa passione e determinazione quando lavora nel suo showroom fino a tardi e quando manifesta a Westmister per la battaglia sul clima. Una donna la cui  palpabile inclinazione alla ribellione e la cui morale anti-sistema sono alla base delle sue azioni, che diventano subito contagiose». Una donna che ci dice: «La gente mi chiede quando mi fermerò e andrò in pensione, io rispondo che la gente va in pensione per far ciò che vuole mentre io faccio già ciò che voglio».

 

 

SILVIA DI PAOLA