A proposito di politica, oro e Bankitalia

  • massimo famularo

Negli ultimi giorni i rapporti tra governo e Banca d’Italia stanno diventando piuttosto tesi:
1.       la scorsa settimana Salvini e Di Maio hanno mosso pesanti critiche, riprese da un post del Blog delle Stelle, in merito all’operato di questa istituzione nella vigilanza sul sistema bancario italiano;
2.       il 16 gennaio il consiglio superiore della Banca d’Italia, ha deliberato il rinnovo del mandato del Vice direttore Generale Signorini; nonostante nell’iter di riconferma il ruolo del consiglio dei ministri sia solo consultivo, alcuni esponenti del governo vorrebbero bloccare questa nomina;
3.      secondo quanto riportato da La Stampa, l’esecutivo starebbe studiando la possibilità di “aggredire” le riserve auree della banca centrale per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva.
Per inquadrare correttamente la dialettica tra le due istituzioni è opportuno premettere due considerazioni:
1.       l’autonomia della Banca Centrale, insieme al divieto di finanziamento monetario dei governi, costituisce un elemento fondamentale dell’architettura istituzionale dell’Unione Europea: cercare di interferire con la nomina dei vertici della Banca d’Italia rappresenta un vero e proprio attacco ad uno dei principi fondanti della nostra casa comune;
2.       le riserve auree detenute costituiscono un fondamentale presidio a garanzia della solvibilità esterna del nostro paese, distrarle dal loro utilizzo istituzionale, prima che una violazione delle normative nazionali e dei trattati internazionali, costituirebbe una scelta economicamente suicida e un segnale molto grave di instabilità e irresponsabilità interna.
A sostegno del cambiamento dei vertici, i partiti di governo argomentano che l’indipendenza non implica irresponsabilità: dunque i vertici che hanno operato male andrebbero sostituiti. Questo punto di vista, legittimo, può essere portato avanti, come ad esempio fatto in passato dal governo Renzi, invitando gli organi interni di autogoverno a fare scelte differenti, ma non può in alcun modo essere imposto interferendo con un iter istituzionale in base al quale il Consiglio dei ministri viene, interpellato ma non può fornire indicazioni vincolanti.
Quanto all’utilizzo dell’oro, appaiono pretestuose le discussioni sulla titolarità dello stesso, che apparrebbe ai cittadini o sul fatto che la consistenza delle riserve sarebbe troppo elevata. L’aspetto della proprietà è infatti meramente formale: le riserve sono gestite dalla Banca d’Italia nell’interesse dei cittadini, dunque in ultima istanza appartengono ai cittadini stessi, il divieto di ingerenza nel loro utilizzo per le istituzioni politiche serve appunto a preservare da potenziali abusi che, attraverso fenomeni quali l’imposta da inflazione, potrebbero danneggiarli.

MASSIMO FAMULARO

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