L'Aids e tutto il resto: adesso corriamo e investiamo

  • Maurizio Guandalini

La ricercatrice italiana, Barbara Ensoli, è a un buon punto nell’aver trovato la cura per sconfiggere l’Aids. L’ho appreso mentre mi stavo appassionando alla lettura di una intervista a una giovanissima studiosa della Fondazione Veronesi, Anna Maria Malfitano, che nel Dna sta cercando la risposta per fermare la progressione tumorale. Su, forza. Ho spesso l’idea, ingiusta, lo so, che il rimedio ai tanti mali, brutti, proceda lenta. Lentissima. Otto anni ha impiegato la Ensoli. Coordinando un equipe dei migliori ospedali italiani. E ancora non siamo al traguardo. Per immettere sul mercato un ritrovato che sconfiggerà uno dei contagi infettivi del sangue, di cui non si parla, ma che, soprattutto per causa dei tanti rapporti sessuali non protetti, flagellerà vittime per decenni.

La corsa contro il tempo. E’ una debolezza umana.  Vorresti entrare in un farmacia e trovare la cura onnipotente. Senza attendere. Invece il male ha le sue varianti. Si spacca in mille rivoli. Che richiedono specialità. Alzheimer, Parkinson, malattie neurovegetative, i tumori più diffusi, siamo a buoni livelli di riuscita per attutire il dolore. Come le cure palliative, che accompagnano alla morte. Ma lontani dal sconfiggerli. Succederà? Investire in ricerca. A più non posso. Togliendo i tanti giovani dal precariato e metterli nelle condizioni migliori di lavoro. Pagarli. Lasciarli liberi, senza abbatterli psicologicamente nelle tante prove, controprove e riprove. Perché i tentativi sono i ferri del mestiere. Cancellare ogni impedimento di scartoffie, timbri, autorizzazioni per alleggerire il passaggio alla sperimentazione clinica. Ad esempio, l’Italia è all’avanguardia nelle terapie anticancro. Ma c’è una complessa burocrazia che frena le procedure di prelievo, trasporto e conservazione dei campioni biologici dei pazienti. Raggiunta da una impreparazione di alcuni centri ospedalieri italiani nell’estrarre i campioni medici prelevati.

Va bene l’sms di solidarietà, ma è lo Stato che deve spendersi di più.

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