Il cambiamento vero è spazzare l'ipocrisia

  • Maurizio Guandalini

Il cambiamento. Chi lo deve fare. Come. E quando. Il Governo litiga con Bankitalia. E chiede di azzerarla. Baruffa con la Francia. Alzando la voce, ricordandogli la lista dei cachi pestati. L’avvocato dei pendolari aveva denunciato Trenitalia per i disservizi sulla linea Piacenza-Milano. La Suprema Corte ha risposto che serve un minimo di tolleranza. Qual è la soglia di sopportazione oltre la quale i cittadini chiedono tabula rasa? E un rinnovamento radicale? Molti ci hanno provato, e ci provano, ma spesso, di fronte, ci stanno muri invalicabili. Pesi e contrappesi da rispettare. Quasi divinatori. Osservate le autorità indipendenti. O cosiddette indipendenti. Perché c’è qualcuno di carne ossa che nomina i componenti. E a loro volta i partecipanti hanno le loro idee. Non c’è alcun Spirito Santo in servizio permanente. Cambiare Bankitalia non è un grido barricadero. Renzi ci ha provato. Legittimamente, visto i parecchi errori commessi. E deve essere la politica che interviene. Decisa. Senza paure o ansie. E nemmeno accendere micce catastrofiche. Pure nel volo di stracci con i cugini dell’Eliseo i torti non stanno solo di casa a Roma. La campagna elettorale europea è iniziata per tutti e c’è chi usa una messa in scena di troppo, alla stregua dei giochi infantili, con la birichinata di minacciare il via libera a contratti commerciali di peso. 
Qui il rinnovamento è levare dal piatto l’ipocrisia. Come va tolta, su un tema infinitamente minoritario, quale il verdetto della rassegna canora sanremese. Perché nella vicenda delle giurie si parla della grande rivincita delle élite. I contro verso giornalisti e commissione d’onore sono la rivolta verso l’establishment. Nell’era dei giudizi espressi attraverso i social. A cielo aperto. Democraticamente. Senza intermediari. Chi è quello per avere più autorevolezza di me? 
Attenzione, in questo melange, di non confondere il cambiamento radicale, dovuto, con la demagogia. Il cesarismo. E a compendio il plebiscitarismo. Sarebbe il caos.

MAURIZIO GUANDALINI

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